Eravamo quattro amici al bar…finché non è arrivato il sindaco

Per la Suprema Corte di Cassazione l’amministrazione comunale può regolare l’attività degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, graduando, in funzione della tutela dell’interesse pubblico prevalente, gli orari di apertura e chiusura al pubblico.

Nel caso in esame una società proponeva opposizione contro le ordinanze di ingiunzione emesse dal Comune che contestavano tutte la violazione delle prescrizioni contenute in un’ordinanza comunale, che limitava l’orario di chiusura notturno degli esercizi situati in uno specifico tratto di una via del comune.

L’opposizione veniva rigettata da parte del Giudice di Pace e la sentenza veniva confermata anche in appello. La società proponeva, dunque, ricorso avanti alla Corte di Cassazione, impugnando la sentenza nella parte in cui questa riconosceva le sanzioni legittimamente irrogate sulla base dell’ordinanza sindacale emessa ai sensi dell’art. 50 del D. Lgs. 267 del 2000.

Nello specifico, la ricorrente sosteneva che tale norma di carattere generale non riconosce al sindaco il potere di imporre limitazioni agli orari di apertura e chiusura dei locali.

La Suprema Corte rigettava il ricorso affermando che il potere delle amministrazioni comunali di regolare l’attività degli esercizi commerciali in ordine anche agli orari di apertura e chiusura al pubblico è stato ridimensionato dall’art. 31 del D.L. n. 201/2011, convertito nella L. n. 214/2011 (c.d. decreto “Salva Italia”).

Tale norma ha, infatti, previsto che «le attività commerciali, come individuate dal D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, e di somministrazione di alimenti e bevande sono svolte senza i seguenti limiti e prescrizioni… (quali) il rispetto degli orari di apertura e di chiusura, l’obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio».
Tuttavia, prosegue la Corte di Cassazione, la circostanza  che il regime di liberalizzazione degli orari sia applicabile sia agli esercizi commerciali sia a quelli di somministrazione, non preclude all’amministrazione comunale la possibilità di esercitare il proprio potere di inibizione delle attività, per esigenza di ordine e pubblica sicurezza, nonché al fine di tutelare il diritto dei terzi al rispetto della quiete pubblica.

Cass. Sez. II Civ., 30 luglio 2018, n. 20073

Laura Vivian – l.vivian@lascalaw.com

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