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Ecofin, slitta l’accordo sulle banche

In una settimana tutta dedicata al sistema bancario e segnata dalla pubblicazione oggi e domani di nuove misure per gestire le sofferenze creditizie da parte della Commissione europea e della Banca centrale europea, i Ventotto non sono riusciti ieri qui a Bruxelles a trovare un accordo sui nuovi requisiti patrimoniali degli istituti di credito. In compenso, sul delicato fronte fiscale, i ministri delle Finanze hanno compiuto nuovi progressi nella lotta all’evasione e all’elusione fiscale.
Il ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan ha parlato di «diversità di opinioni» tra i paesi e della necessità di riparlarne in maggio. Sul tavolo c’è un nuovo requisito patrimoniale (il MREL) da usare in una risoluzione bancaria. In buona sostanza, i paesi sono divisi tra quelli che considerano un tasso dell’8% delle passività totali e dei fondi propri un tetto (Francia e Italia), e quelli che invece ritengono debba essere un punto di partenza, almeno per alcune banche (Germania e Olanda).
Il ministro Padoan ha confermato che Roma è a favore di «un processo graduale di aggiustamento». Questo negoziato si incrocia con la trattativa sul completamento dell’unione bancaria. Questa si basa su una vigilanza unica, un Meccanismo unico di risoluzione creditizia, e una assicurazione in unica dei depositi. Tra oggi e domani, la Commissione e la Bce presenteranno nuove misure per gestire le sofferenze creditizie che dovrebbero facilitare un accordo tra i governi sull’ultimo dei tre pilastri.
Le misure che Bruxelles presenterà oggi «smussano gli angoli della polemica e rendono il processo a nostro avviso molto più gestibile», ha detto il ministro circa le polemiche che i piani dell’istituto monetario hanno suscitato nei mesi scorsi (dello stesso avviso il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani). «Il fatto che ci sia stato in Italia un grande sforzo di riduzione del rischio è ampiamente riconosciuto». I ministri si sono dati tempo fino a giugno per trovare un accordo sull’unione bancaria.
Sempre ieri, questa volta sul fronte fiscale, i Ventotto hanno invece dato il loro accordo a un testo legislativo che impone agli intermediari e ai contabili di rendere pubblici i meccanismi fiscali che permettono alle imprese di spostare profitti da una giurisdizione all’altra pur di ridurre l’imposizione. Il pacchetto era stato presentato in giugno dalla Commissione europea (si veda Il Sole/24 Ore del 22 giugno 2017). L’obiettivo è di disincentivare l’evasione o l’elusione fiscale delle multinazionali.
Il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici ha parlato di «nuovi progressi in vista della giustizia fiscale nell’Unione». Il testo legislativo, che dovrà essere oggetto di una mera opinione del Parlamento europeo per poter entrare in vigore il 1 luglio 2020, riguarda tra gli altri le quattro grandi imprese contabili internazionali, vale a dire Ernst & Young, Deloitte, KPMG e PWC. Le multe saranno decise dai governi nazionali, ma secondo la direttiva dovranno essere «efficaci, proporzionate e dissuasive».
Il dibattito tra i Ventotto ha portato a un compromesso rispetto alla proposta comunitaria. I meccanismi fiscali decisi con giurisidizioni che hanno aliquote societarie pari a zero o quasi zero saranno oggetto di scambio di informazione. Nel contempo, però, i Ventotto hanno eliminato dal testo questo obbligo per gli accordi con paesi che hanno aliquote societarie inferiori del 35% alla media europea, vale a dire con una aliquota intorno al 7%.
Per quanto riguarda gli intermediari dei paesi terzi, la legislazione europea non può essere estesa oltre l’Unione. Tuttavia, se l’intermediario non è stabilito sul territorio comunitario o se è legato da regole professionali di segretezza, l’obbligo dello scambio di informazioni ricade sul contribuente. Infine, sempre ieri, alla lista nera dei paradisi fiscali sono state aggiunte le giurisidizioni delle Bahamas, delle Isole Vergini e di Saint Kitts e Nevis, mentre escono Bahrain, le Isole Marshall e Santa Lucia.

Beda Romano

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