E’ sanzionabile l’insider di se stesso

Con la sentenza n. 24310 del 16 ottobre 2017, la Corte di Cassazione ha confermato la sanzionabilità del c.d. “insider di se stesso”, per tale intendendosi colui che, ai sensi della disciplina di cui all’art. 187-bis TUF (in materia di abuso di informazioni privilegiate), possieda una notizia price sensitive per averla, esso stesso, creata.

In particolare, con la decisione in esame la Suprema Corte ha respinto le eccezioni presentate dai ricorrenti (il presidente e azionista di controllo e l’amministratore delegato della S.p.A. quotata, nonché l’amministratore unico della S.r.l. che materialmente ha acquistato le azioni) contro la sentenza n. 1804/2013 della Corte di Appello di Bologna con la quale, nel 2013, aveva confermato le seguenti sanzioni emesse da Consob:

  • – Euro 600.000, nei confronti del presidente e dell’amministratore delegato della S.p.A. quotata;
  • – Euro 100.000, nei confronti dell’amministratore unico della S.r.l., in solido con la stessa società;
  • – sanzione interdittiva accessoria di cui all’articolo 187-quater, 1° comma TUF per tutte e tre le persone fisiche;
  • – sanzione pecuniaria di quell’articolo 187-quinquies TUF, per la S.r.l.

Nel caso di specie, Consob ha accertato che, due mesi prima dell’annuncio dell’OPA connessa al c.d. delisting della quotata, la S.r.l. aveva acquistato – tramite l’amministratore unico – 1.875.350 azioni della quotata, per un controvalore di 4.950.090 euro, utilizzando l’informazione privilegiata del lancio dell’Opa, prima che la notizia venisse resa nota al mercato.

Il ricorso si articolava su sei motivi e, in particolare, per quanto qui interessa, nell’ambito del quinto motivo, i ricorrenti sostenevano la non sanzionabilità della propria condotta, ponendo la questione del c.d. “insider di se stesso”, giacché:

  1. – da un lato il termine “informazione” di cui all’art. 187-bis TUF implicherebbe il trasferimento materiale conoscitivo da un soggetto informatore ad un altro soggetto informato, cosicché sarebbe sussumibile nella nozione di “informazione” solo il materiale conoscitivo che sia stato oggetto di una trasmissione tra soggetti diversi;
  2. – dall’altro, la locuzione «in ragione della qualità di» contenuta nel medesimo articolo, postulerebbe che la condotta sanzionata sia quella di colui (insider) che sfrutti un’informazione acquisita nell’ambito (ed a causa) di un rapporto fiduciario in essere con l’emittente.

Chiamata a pronunciarsi sulla questione, la Corte di cassazione ha, tuttavia, respinto il ricorso ritenendo non condivisibili le relative argomentazioni e affermando che nell’ambito dell’art. 187-bis TUF, l’espressione “informazione” viene usata come sinonimo di “conoscenza” o “notizia” oggetto di possesso, indipendentemente dal fatto che tale conoscenza sia stata o meno trasmessa da altri all’agente.

Non solo, la Corte non ritiene peraltro persuasiva nemmeno la seconda argomentazione sviluppata dai ricorrenti, relativa all’assenza, nell’ipotesi dell’insider di se stesso, di un nesso causale tra il possesso dell’informazione e la qualità di insider, ciò in considerazione del fatto che se i ricorrenti non avessero rivestito le rispettive cariche non avrebbero ideato il progetto di OPA e, quindi, l’oggetto stesso dell’informazione da loro posseduta non sarebbe venuto nemmeno ad esistenza.

Essi erano pertanto in possesso dell’informazione relativa al progetto di OPA proprio in ragione delle rispettive cariche e funzioni e, dunque, la relativa situazione è perfettamente inquadrabile nello schema dell’insider primario.

Cass., Sez. II Civ., 16 ottobre 2017, n. 24310

Claudio Saba – c.saba@lascalaw.com

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