Duplicazione del titolo esecutivo: divieto o diritto?

E’ ammessa l’azione monitoria del creditore munito di titolo stragiudiziale (come mutuo fondiario), che abbia iscritto un’ipoteca volontaria a garanzia del proprio diritto per ottenere decreto ingiuntivo in forza del quale iscrivere ipoteca giudiziale, al fine di assicurare basi più solide alla successiva azione esecutiva.

Così ha stabilito la Terza Sezione del Tribunale di Brescia, riprendendo l’enunciato dalla Suprema Corte, sez. I in data 10/10/2013, secondo cui “Il creditore munito di titolo esecutivo stragiudiziale e che abbia iscritto ipoteca volontaria a garanzia del proprio diritto non perde l’interesse ad agire in via monitoria” (Cass. Civ., Sez. I, 10.10.2013, n. 23083).

Tale legittimazione attiva persiste al fine di consentire al creditore sia di iscrivere ipoteca giudiziale a seguito dell’emissione del decreto ingiuntivo, anche su ulteriori beni del debitore diversi da quelli su cui è stata originariamente iscritta l’ipoteca volontaria ed acquisiti successivamente, sia “perché la stabilità tipica dell’accertamento giudiziale assicura alla successiva esecuzione coattiva basi più solide, restringendo i margini di errore e di possibile opposizione da parte del debitore” (Cass. Civ., Sez. I, 10.10.2013, n. 23083).

Nel caso esaminato dal Tribunale di Brescia, la banca agiva in via monitoria per il rimborso di una somma a titolo di rate insolute di un mutuo fondiario e vedeva condannare gli ingiunti al pagamento della somma, oltre interessi e spese. Questi ultimi si opponevano, eccependo l’indebita duplicazione del titolo esecutivo, in quanto la stessa banca aveva già notificato atto di precetto sul mutuo fondiario.

Sebbene gli opponenti sostenessero che la banca avrebbe potuto agire in forza del contratto di mutuo già in suo possesso, alla luce di quanto sopra, si rivela infondata l’eccezione di inammissibilità della procedura monitoria per “duplicazione del titolo esecutivo”.

Infatti, i beni per i quali agiva la banca in via monitoria erano ulteriori rispetto a quelli sui quali era stata iscritta ipoteca e questi ultimi avrebbero potuto essere insufficienti per soddisfare il credito della stessa. In forza del decreto ingiuntivo invece, la Banca avrebbe potuto iscrivere ipoteca giudiziale anche sugli ulteriori beni.

Il Giudice ha quindi confermato il decreto ingiuntivo, sulla base di quanto disposto dall’art.633 c.p.c., secondo cui “su domanda di chi è creditore di una somma liquida di danaro…il giudice competente pronuncia ingiunzione di pagamento…1) se del diritto fatto valere si dà prova scritta…”.

Dunque, la norma sembra essere univoca.

Il legislatore infatti, non vieta al creditore procedente la possibilità ed, ancor di più, il diritto di agire in via monitoria, qualora l’azione sia diretta ad ottenere una tutela più adeguata quanto stabile, e riguardi ulteriori beni, rispetto a quelli sui quali risulta iscritta ipoteca volontaria.

Secondo lo stesso Tribunale di Milano (sent. N.12378/2013), trattasi ormai di orientamento consolidato, secondo il quale la duplicazione di titoli consacranti lo stesso diritto, non è di regola consentita, ma è tuttavia ammessa ove il secondo titolo assicuri una tutela più piena.

Tribunale di Brescia, 2 settembre 2017, n. 2606 (leggi la sentenza)

Maria Chiara Frangella – m.frangella@lascalaw.com

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