Tra i due litiganti il terzo non gode

La sospensione dei termini processuali relativi a processi  esecutivi mobiliari ed immobiliari prevista dall’art. 20 della Legge 23 febbraio 1999 n. 44 si applica esclusivamente ai procedimenti esecutivi che sono pendenti nel confronti dei soggetti richiedenti l’elargizione, oppure il mutuo senza interessi, ai sensi dell’art. 14 legge 108/1996, tale sospensione non opera nei confronti del soggetto esecutato che sia terzo datore di ipoteca.

L’orientamento descritto trae origine da una pronuncia del Tribunale di Larino (Campobasso) che, di recente, ed in particolare con una pronuncia del 26/03/2018 emessa dal giudice Dott. D’Alonzo, ha avuto modo di affrontare la problematica connessa alla sospensione dei termini processuali ex art. 20 Legge 23 febbraio 1999 n. 44, fornendo un utile strumento per gli “addetti ai lavori”.

Il fatto di causa origina dal deposito di un’istanza da parte di un soggetto terzo datore di ipoteca nella sua qualità di esecutato, finalizzata all’ottenimento della sospensione dei termini processuali ex art. 20 Legge 23 Febbraio 1999 n. 44.

In primo luogo il giudice chiarisce che l’eventuale istanza rivolta al giudice dell’esecuzione, in mancanza di trasmissione del provvedimento da parte del pubblico ministero, deve essere considerato irrilevante da parte del giudice del processo esecutivo.

In secondo luogo, il giudice ha rigettato l’istanza di sospensione rivolta dall’esecutato in quanto lo stesso riveste la qualifica di terzo datore di ipoteca e non sussiste identità tra il soggetto beneficiario dell’elargizione del fondo di solidarietà  ed il soggetto esecutato che, per questo motivo non potrà giovarsi della sospensione dei termini procedurali.

Ai sensi dell’art. 1 della legge 23 febbraio 1999 n. 44 a favore dei soggetti che sono danneggiati da attività di estorsione viene riconosciuta, a titolo di ristoro per il danno patrimoniale subito, una determinata somma di denaro attraverso l’accesso ad uno speciale fondo di solidarietà per le vittime dell’usura disciplinato, in particolare, dall’art. 14 della Legge 108/1996.

La domanda di elargizione del contributo di solidarietà comporta anche la sospensione o la proroga di determinati termini processuali prevista dal disposto dell’articolo 20 della Legge 44/1999.

In particolare, i termini relativi ad adempimenti amministrativi e per il pagamento dei ratei dei mutui bancari ed ipotecari ed anche di ogni atto avente efficacia esecutiva, sono prorogati per la durata massima di trecento giorni dalle rispettive scadenze.

I presupposti per ottenere la sospensiva sopra descritta sono duplici: da un lato è  necessario che il termine da sospendere/prorogare sia compreso nel lasso di tempo di un  anno dal verificarsi dell’evento lesivo che ha giustificato la presentazione della domanda di elargizione; per altro verso è necessario che la domanda presentata dal soggetto leso abbia ricevuto il parere favorevole del Procuratore della Repubblica.

La giurisprudenza, in particolare della Suprema Corte, è intervenuta  più volte per precisare i confini applicativi delle disposizioni contenute nell’art. 20. In particolare si è affermato che la sospensione riguardante i provvedimenti di rilascio immobili, nonché  la sospensione dei termini concernenti i processi esecutivi sia mobiliari che, soprattutto, immobiliari, non incide sulla complessiva procedura espropriativa immobiliare, né ed è la cosa più importante, sull’efficacia dei singoli atti già legittimamente emessi (cfr. Cass. Civile n. 7656 del 15/04/2015).

La disposizione normativa dell’art. 20 ha carattere, evidentemente, eccezionale, come la Cassazione si è trovata costretta più volte a sottolineare, ribadendo il divieto di prorogare i termini di sospensiva in esso previsti in quanto l’articolo in commento già prevede una normativa  derogatrice dei normali termini relativi alle procedure  espropriative ed attraverso questi opera anche indirettamente una deroga dell’art. 2740  c.c.

La normativa sulla sospensione dei termini è stata modificata nel tempo anche per quanto riguarda il soggetto competente ad emettere il provvedimento di sospensione; inizialmente infatti, tale incombente era riservato al prefetto, mentre attualmente, a seguito della novella dell’art. 20 operata dalla legge n. 3/2012, è di competenza del Procuratore della Repubblica.

Prima della citata novella il potere di sospensione era attribuito al giudice dell’esecuzione, previo parere (va detto non vincolante) del prefetto sentito il Presidente del Tribunale.

Il cambio di passo in favore del  nuovo soggetto competente si giustifica dalla volontà del legislatore di attribuire la valutazione circa la concedibilità o meno del beneficio ad un soggetto direttamente coinvolto nelle indagini.

Sul punto in esame le Sezioni Unite Civili della Cassazione, con la pronuncia 21854 del 20 settembre 2017, hanno enunciato il principio in base al quale: “spetta al G.E. il controllo in merito alla riconducibilità del provvedimento all’art. 20, l’accertamento che  esso riguardi esecuzioni pendenti innanzi al suo ufficio e la presenza nel procedimento esecutivo stesso di un termine in ordine al quale lo stesso possa spiegare i suoi effetti”.

Il punto non è di poco conto in quanto la pronuncia delle Sezioni Unite sopra citata precisa, nel prosieguo dell’argomentazione logica, che, affinché la sospensiva possa essere concessa ci deve essere una coincidenza tra il  soggetto beneficiario dell’elargizione ed il soggetto esecutato che beneficia della sospensione dei termini processuali. Per la Suprema Corte, pertanto, non è ammissibile la sospensione dei termini processuali in un processo esecutivo se: “il soggetto che ha chiesto la provvidenza  non rivesta  anche la qualità di esecutato”.

A partire da questo assunto il Tribunale di Larino ha, pertanto, rigettato l’istanza di sospensione dei termini avanzata dall’esecutato terzo datore di ipoteca.

Tribunale di Larino, sentenza del 26 Marzo 2018

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

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