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Draghi: «La crisi è superata, ora riforme e nuovi obiettivi»

La Banca centrale europea si prepara, nella prossima riunione dell’8 giugno, a discutere l’uscita dallo stimolo monetario e soprattutto come comunicarla ai mercati, secondo quanto è emerso dal resoconto del consiglio di fine aprile e da un’intervista di Benoit Coeuré, uno dei membri più influenti del comitato esecutivo, all’agenzia Reuters. Il documento e le parole di Coeuré evidenziano tuttavia come ci sia una diversità di vedute sulla gradualità da applicare all’aggiustamento della comunicazione in modo da minimizzare reazioni brusche dei mercati.
Non ha parlato di politica monetaria il presidente della Bce, Mario Draghi, in un discorso a Tel Aviv, dove ha ricevuto una laurea honoris causa, sostenendo che la crisi è alle spalle, ripresa e occupazione sono migliorate e il sistema finanziario si è rafforzato, ma che per sostenere la crescita nel tempo c’è bisogno di riforme strutturali e di «un rinnovato senso dello scopo dell’Unione europea». Oltre che alla necessità di completare l’unione monetaria, il banchiere centrale si è riferito a temi come sicurezza, immigrazione e difesa che possono trovare soluzione solo mettendo in comune la sovranità. E ha sostenuto che c’è oggi «un’onda crescente di richieste di azioni europee congiunte». Secondo Draghi, la Ue e l’euro hanno sempre avuto il sostegno della maggioranza dei cittadini, ma si sentivano solo le voci di opposizione. «Ora la maggioranza silenziosa ha riacquistato la sua voce, il suo orgoglio e la sua auto-stima», ha detto, in probabile riferimento all’esito delle presidenziali francesi. Il dibattito sulla politica monetaria intanto sta entrando nel vivo. I mercati si aspettano che a giugno la Bce corregga alcuni elementi della sua forward guidance, le indicazioni prospettiche sulla sua azione futura. La comunicazione del consiglio, ha detto Coeuré, deve rimanere in linea con i fatti e la realtà che si evolve: «C’è sempre la tentazione del gradualismo in politica monetaria. Troppo gradualismo crea però il rischio di aggiustamenti di mercato più ampi quando una decisione alla fine viene presa». Diversa la linea emersa dall’ultimo consiglio, secondo cui «la comunicazione deve essere aggiustata in modo molto graduale e cauto. Dopo un lungo periodo di condizioni monetarie accomodanti, anche cambiamenti piccoli e incrementali alla comunicazione potrebbero avere forti effetti di segnalazione se vengano interpretati come l’anticipazione di un cambio nella posizione della politica monetaria». Il consiglio si preoccupa che questo possa provocare una restrizione prematura e non giustificata delle condizioni finanziarie.
Nelle valutazioni del consiglio del prossimo 8 giugno peseranno le nuove previsioni macroeconomiche dello staff. Queste, però, se confermeranno il miglioramento delle prospettive di crescita, non è detto che indichino una direzione sicura per il percorso dell’inflazione.
Per ora la traiettoria della politica monetaria sulla quale c’è un largo consenso è di una continuazione degli acquisti di titoli fino a fine anno all’attuale ritmo di 60 miliardi di euro mensili, con progressiva riduzione nel 2018, seguita dalla risalita dei tassi d’interesse. La sequenza secondo Coeuré non è «scritta sulla pietra», ma non ci sono ora motivi di cambiarla: questo potrebbe avvenire solo se ci fossero pesanti conseguenze per il settore bancario dai tassi negativi sui depositi, ma «questo non è il caso oggi». È possibile che il consiglio elimini, dalla dichiarazione che seguirà la prossima riunione, l’opzione di tagliare ulteriormente i tassi, e adotti qualche altra modifica che faccia capire che il processo di normalizzazione si è messo in moto. Se l’inflazione dovesse avvicinarsi all’obiettivo di stare appena sotto il 2%, ha detto il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, «dovremmo pensare a ridurre lo stimolo monetario». Ma per arrivare a questo punto l’inflazione dovrebbe stare su questi livelli in modo durevole e non dipendere più dalla politica monetaria stessa, due condizioni che, ha ricordato Coeuré, ancora non si sono verificate.

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