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Draghi: «Dietro i Bitcoin niente», non è un’alternativa alle monete

«Può il Bitcoin rappresentare una valida alternativa alle monete tradizionali?» chiedeva la Bce tre settimane fa agli internauti in un sondaggio lanciato su twitter.
Ieri è arrivata la risposta di Mario Draghi. La soluzione al “sudoku Bitcoin” proposta dalla Bce deluderà però la maggioranza di coloro – il 75% su 30mila votanti – che avevano risposto di «Sì» alla questione sollevata dalla banca centrale. Il governatore che andrà in scadenza a ottobre 2019 non ha dubbi: la risposta (a una domanda che quindi si è rivelata piuttosto retorica) è «No». Per almeno quattro motivi. Innanzitutto perché il «Bitcoin non è emesso da una banca centrale. Se possedete 10 euro, ad esempio, la Bce garantisce il vostro diritto di utilizzarlo come mezzo di pagamento in qualsiasi posto dell’Eurozona». E poi: «L’euro ha il sostegno della Bce, il dollaro quello della Fed, le valute hanno dietro una banca centrale o un governo. Bitcoin non ha niente».
Il secondo motivo che a detta di Draghi demolisce le ambizioni del Bitcoin di imporsi come moneta alternativa è il fatto stesso che «non è generalmente accettato come mezzo di pagamento. Se il Bitcoin fosse una moneta, potreste utilizzarlo ad ampio raggio. Invece ci sono davvero pochi posti oggi dove è possibile pagare con Bitcoin. E laddove questo è possibile, le transazioni sono lente e costose». Terzo motivo: la sicurezza. La Bce spiega che «gli utenti non sono protetti. Gli hacker possono rubare Bitcoin e se questo accade non ci sono tutele legali». Ultimo ma non meno importante: l’elevata volatilità. «Una moneta dovrebbe anche essere una riserva di valore in modo tale che possiate essere sicuri di poter acquistare più o meno lo stesso quantitativo di cose oggi, domani o il prossimo anno. Bitcoin non è stabile. Il suo valore è tanto salito alle stelle quanto crollato drammaticamente nel giro di pochi giorni».
Quindi, cosa è per la Bce il Bitcoin? «Un asset speculativo. Qualcosa che vi permette di scommettere per ottenere un guadagno, ma con il rischio di perdere l’intero investimento». Draghi ha poi fatto cenno alle ipotesi secondo cui la Bce dovrebbe regolamentare o vietare Bitcoin: «non spetta alla Bce farlo». Il presidente della Bce invece ha espresso un giudizio positivo sulla la tecnologia blockchain, che è alle spalle del Bitcoin e di molte criptovalute: «È piuttosto interessante», in grado probabilmente di «rafforzare un’economia e creare molto benefici. Ma non è ancora sicura, dunque dobbiamo studiarla».
Le risposte della Bce non fanno una piega perché ad oggi il Bitcoin non può essere considerato a tutto tondo una moneta. Stando però ai “Bitcoiners” (i numerosi sostenitori dell’ideologia su cui si basa la criptovaluta più scambiata che ieri valeva 150 miliardi di dollari quotando a un prezzo di poco inferiore ai 9mila dollari) la sfida è proprio che (non) lo diventi in futuro. Uno scenario che non piacerebbe certo alle banche centrali proprio perché nella filosofia del Bitcoin il primo punto è la decentralizzazione della politica monetaria che, in parole più semplici, significa mandare in pensione le banche centrali.

Vito Lops

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