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Draghi: avanti con l’unione bancaria

Tra le spinte degli uni e le frenate degli altri, i ministri delle Finanze europei hanno confermato ieri di voler trovare un accordo sul completamento dell’unione bancaria entro giugno. Pressioni per una accelerazione sono giunte dalla Bce. Nel frattempo, sempre ieri, il governo italiano ha ricevuto il benestare comunitario per presentare a Bruxelles previsioni di bilancio provvisorie in attesa della formazione di un nuovo esecutivo.
I ministri delle Finanze dell’Unione saranno chiamati oggi a discutere di un nuovo requisito patrimoniale noto con l’acronimo Mrel da usare al momento di una risoluzione di una banca (si veda Il Sole 24 Ore di domenica). Questo specifico negoziato si incrocia con una trattativa più ampia relativa all’unione bancaria, e alla nascita di una garanzia in solido dei depositi bancari. Ieri il ministro delle Finanze tedesco Peter Altmaier ha escluso un accordo su questo punto già nella riunione odierna.
«Non credo che potremo avere un accordo già domani (oggi per chi legge, ndr) poiché vi sono troppi nodi ancora da sciogliere» ha detto il ministro tedesco. «Possiamo compiere progressi solo se, in quei paesi dove vi sono molte sofferenze creditizie, i rischi saranno stati ridotti». Ministro uscente, in attesa dell’insediamento del suo successore, il socialdemocratico Olaf Scholz, il democristiano Peter Altmaier ha preferito nelle ultime settimane avere posizioni caute. Dal canto suo, nelle discussioni di ieri a livello di zona euro, il presidente della Bce Mario Draghi, ha invece spiegato ai ministri che è giunto il momento di iniziare il negoziato sulla prima fase del progetto di garanzia dei depositi perché la riduzione dei rischi è stata sufficiente e significativa, secondo quanto riferito da un esponente dell’istituto monetario. Il progetto in discussione prevede tre fasi: riassicurazione, co-assicurazione, e infine piena assicurazione (si veda Il Sole 24 Ore del 7 ottobre 2017).
Da Berlino, sempre su questo fronte, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha commentato: «Tutti vogliamo l’unione bancaria, ma bisogna analizzare i dettagli». A proposito di una più ampia riforma della zona euro, la signora Merkel ha poi sottolineato: «Non è prevista alcuna mutualizzazione dei debiti pubblici». Per ora, è necessario «stabilizzare la zona euro in modo sostenibile». Capi di Stato e di governo si sono dati fino a giugno per decidere come riformare l’unione monetaria. Sempre ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha incontrato il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis: «Non ci saranno da parte del governo uscente ipotesi programmatiche perché questo non è compito del governo uscente, ma del prossimo» ha detto il ministro. «Ci sono stati casi di altri paesi in cui si è atteso l’arrivo di un nuovo Governo prima di esprimere un giudizio definitivo. Mi sembra che da parte della Commissione ci siano tutti gli estremi per facilitare questa transizione».
In buona sostanza, il governo Gentiloni potrà presentare un Documento economico e finznziario (Def) a politiche invariate. D’altro canto, così aveva preannunciato la settimana scorsa lo stesso Dombrovskis. Il Def deve essere varato dal governo entro il 10 aprile e poi approvato nei 20 giorni successivi. Il documento deve poi essere trasmesso a Bruxelles entro il 30 aprile. Per lItalia, la scelta di Bruxelles è una boccata d’ossigeno in questa fase di transizione, dopo l’incerto esito del voto del 4 marzo. In questo momento, l’establshment europeo sta avendo una posizione molto cauta nei confronti dell’Italia. La prudenza è indotta da almeno due motivi. Prima di tutto, non vi è alcun desiderio di intromettersi nella politica nazionale, per il timore di creare nuovo nervosismo euroscettico a Roma e altrove. In secondo luogo, vi è la preoccupazione di stuzzicare i mercati finanziari che per ora, nonostante un esito elettorale molto confuso, non hanno avuto reazioni troppe negative.

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