Dovere e volere: in mediazione di pari passo (in apparenza)

La seconda Sezione del Tribunale di Foggia è tornata sul punto dell’importanza del procedimento di mediazione esperito non solo correttamente ma, soprattutto, “sensatamente”.

Il caso vede l’istituto di credito, parte opposta, onerato dal Giudice di avviare il procedimento di mediazione che, sebbene già esperito antecedentemente l’instaurazione del giudizio di merito, non aveva prodotto esito positivo, stante la mancata partecipazione dell’opponente.

Ebbene, nonostante la seconda instaurazione del procedimento di mediazione  e, quindi, il rispetto della condizione di procedibilità, l’organo giudicante, non presentandosi nessuna delle parti coinvolte all’incontro fissato – nemmeno l’istituto di credito procedente – tutte adducendo motivazioni, nessuna ritenuta giustificata, ha valutato l’atteggiamento delle parti come meritevole di sanzione ex art. 8 co. 4 D. Lgs. 28/2010, nonché come argomento di prova nel giudizio ex art. 116 co. 2 c.p.c.

“ (…) Ritenuto, in particolare, che la condotta della Banca attrice non appare in alcun modo giustificabile, poiché in sede di mediaconciliazione, per ipotesi astratta, si sarebbe potuta avanzare anche una proposta del tutto favorevole alla Banca, il cui rifiuto “a priori” appare del tutto irragionevole e contrario allo spirito normativo, anche in considerazione del fatto che proprio tale parte era stata onerata dal giudice all’attivazione della procedura di mediaconciliazione “a pena di improcedibilità della domanda riconvenzionale”; Rammentando che da tali condotte il giudice potrà desumere argomenti di prova ex art. 116 c.p.c., nonché elementi utili per l’imputazione e quantificazione delle spese di lite (…)”

Il pensiero del Giudice è chiaro: esperire un tentativo di mediazione in materia obbligatoria, come quella bancaria, è un dovere delle parti di causa. E quest’ultimo non può ridursi al mero attivarsi al fine di avverare la condizione di procedibilità, scevra da qualsivoglia intenzione di, quantomeno, provare ad addivenire ad una soluzione.

Nel caso che ci occupa, accanto alla rinuncia aprioristica alla partecipazione alla mediazione, le parti coinvolte hanno esternato la ferma volontà a non trovare alcun tipo di accordo extragiudiziale e questo, secondo il Giudice, non può non essere sanzionato in un sistema che, sempre più, punta sulle risoluzioni alternative.

Il senso della mediazione, sempre secondo il Tribunale di Foggia, non può e non deve essere ridotto alla compilazione della domanda e al mero versamento della quota di partecipazione – perché dovuto -, ma deve primariamente tendere alla volontà di addivenire ad una soluzione.

Il tutto, quanto meno, in apparenza.

Tribunale di Foggia, ordinanza del 21 luglio 2018

Chiara Grespic.grespi@lascalaw.com

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