Disconoscimento della firma di un contratto: requisiti e controindicazioni

Il Tribunale di Ferrara ha recentemente respinto l’opposizione a decreto ingiuntivo promossa nei confronti di un istituto di credito – assistito dallo Studio -, che aveva agito per il recupero di una somma finanziata mai restituita dal richiedente.

In particolare, nell’atto di citazione, l’opponente aveva disconosciuto la firma in calce al contratto di finanziamento, dichiarando che lo stesso non era mai stato da lui sottoscritto.

Il Tribunale, nel richiamare il principio secondo il quale il disconoscimento di una scrittura privata, pur non richiedendo, ai sensi dell’art. 214 c.p.c., una forma vincolata, deve avere i caratteri della specificità e della determinatezza e non può costituire una mera espressione di stile (Cass. 20 agosto 2014, n. 18042, fra le altre), rilevava che nel contratto erano presenti cinque firme riconducibili all’opponente e, pertanto, il riferimento ad una sola sottoscrizione non poteva essere considerato determinato e specifico, poiché l’opponente non aveva chiarito se il disconoscimento fosse da riferirsi ad una firma o a tutte.

Ulteriore circostanza risultata dirimente attiene al mancato disconoscimento della sottoscrizione sul contratto depositato tempestivamente in originale.

Infatti, nel meccanismo predisposto dall’art. 2719 c.c. e art. 215 c.p.c., a fronte della produzione di una copia fotostatica l’interessato è onerato del disconoscimento della sua conformità all’originale. Una volta prodotto quest’ultimo, al fine di evitare che esso acquisti il valore di scrittura privata riconosciuta, l’interessato ha l’onere di disconoscere l’autenticità̀ della scrittura o della sottoscrizione nella prima risposta, spettando così a chi intenda avvalersene l’onere di esperire il procedimento di verificazione; viceversa, se la sottoscrizione sia legalmente riconosciuta per mancato tempestivo disconoscimento, chi voglia contrastarne l’efficacia dovrà esperire querela di falso.

Citando il Tribunale in commento: “la ratio del meccanismo risiede nell’assunto che l’attribuzione del contenuto della scrittura ad un determinato soggetto in virtù della sua sottoscrizione, così da fondare una presunzione legale superabile dall’apparente sottoscrittore con l’esito favorevole della querela di falso, postula che il documento sia stato prodotto in originale, nel quale solo si realizzano la diretta correlazione e l’immanenza della personalità dell’autore della sottoscrizione, che giustificano la fede privilegiata che la legge assegna al documento medesimo, salva la querela di falso. Pertanto, se da un lato, la parte che abbia prodotto la copia fotostatica di una scrittura privata disconosciuta dalla controparte (che così abbia negato l’esistenza dell’originale) è tenuta a produrlo ed a chiederne la verificazione se quella abbia insistito nel disconoscimento, “lo stesso principio va ribadito allorché, prodotta in giudizio la copia di un documento ab initio dichiarato dalla parte come copia inautentica, e prodotto altresì dalla controparte interessata a farlo valere l’originale del documento stesso, l’attore abbia poi omesso di disconoscerne la sottoscrizione: in tal caso, si realizza il meccanismo legale che conferisce alla scrittura l’efficacia di scrittura privata legalmente riconosciuta” (si veda in motivazione, la già citata Cass., Sez. Prima, Sentenza n. 16551 del 06/08/2015)”.

Nel caso di specie, il mancato disconoscimento dell’autenticità di tutte le sottoscrizioni apposte sull’originale del contratto di finanziamento ha comportato il riconoscimento legale della scrittura privata ai sensi e per gli effetti dell’art. 2702 c.c.

Pertanto, il Tribunale di Ferrara ha ritenuto superfluo il giudizio di verificazione richiesto dalla banca opposta ed ha rigettato la domanda dell’opponente con condanna di quest’ultimo al pagamento delle spese di lite.

Tribunale di Ferrara, 18 luglio 2018, n. 561

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

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