Disalimentazione del gas: il favore della Corte d’Appello di Milano

È proprio il Collegio milanese a far nuovamente luce sul tema della disalimentazione dei contatori gas. Infatti con la recentissima pronuncia n. 2043/2017 la Corte ha ribadito la sussistenza del diritto di proprietà della società di distribuzione sugli apparecchi installati presso il cliente finale, che legittima la stessa a procedere alla disalimentazione del contatore, qualora – risoltosi il contratto di somministrazione della fornitura per inadempimento – in capo al cliente moroso non sussista più alcun titolo per la detenzione del contatore di proprietà altrui.

La Corte d’Appello ha così confermato il già segnalato trend di accoglimenti in materia, timidamente avviatosi sul Foro ambrosiano, a seguito di numerosi rigetti in punto di disalimentazione delle utenze morose.

Le argomentazioni utilizzate si fondano essenzialmente sulla vincolatività che il Collegio accorda alla normativa secondaria tecnica emanata dall’AEEGSI (TIMG e TIVG) nei confronti dei soggetti operanti nel mercato dell’energia, in quanto “il particolare tecnicismo del settore impone (…) di assegnare alle Autorità il compito di prevedere e adeguare costantemente il contenuto delle regole tecniche all’evoluzione del sistema”, legittimando la parziale deroga al principio di legalità sostanziale previsto dall’ordinamento.

Infatti, è in tale vincolatività normativa che, secondo la Corte milanese, risiede il diritto della società distributrice a procedere alla disalimentazione del punto di riconsegna del gas intestato ai clienti finali morosi, in quanto proprio le disposizioni contenute nei testi normativi TIMG e TIVG conferiscono al distributore una vera e propria posizione giuridica soggettiva attiva a cui è necessario accordare tutela.

Ciò contrariamente a quanto ritenuto nel caso di specie dal Tribunale meneghino, che con ordinanza di rigetto del ricorso promosso dalla società di distribuzione, aveva negato la sussistenza in capo alla ricorrente di un diritto al distacco del contatore mediante accesso all’immobile ove esso è sito, ritenendo che la normativa secondaria di riferimento non fosse idonea a soddisfare la riserva di legge di cui all’art. 14 Cost., che sancisce l’inviolabilità del domicilio.

Si auspica, pertanto, che tale nuovo orientamento pienamente favorevole alle società di distribuzione possa andare consolidandosi sul foro milanese, in precedenza rivelatosi particolarmente ostile agli interessi dei distributori.

Corte d’Appello di Milano, 11.05.2017, n. 2043 (leggi la sentenza)

Elisa Varisco – e.varisco@lascalaw.com

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