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Diritto di accesso ai dati dell’Authority finanziaria

La Corte di giustizia Ue ha precisato quando si può derogare al segreto professionale delle imprese finanziarie , statuendo che non tutte le informazioni relative all’impresa soggetta a vigilanza e trasmesse da quest’ultima all’autorità competente (nel caso specifico alla Consob tedesca), e non tutte le dichiarazioni dell’autorità presenti negli atti relativi alla sua attività di vigilanza, compresa la sua corrispondenza con altri servizi, costituiscono sempre e comunque informazioni riservate.
Con la sentenza C-15/16, i giudici del Lussemburgo, interpellati dalla Corte amministrativa federale tedesca, hanno chiarito la portata dell’articolo54, della direttiva 2004/39/CE , relativa ai mercati degli strumenti finanziari che vincola gli Stati membri ad assicurare che le autorità siano soggette al segreto professionale. Tale obbligo implica che le informazioni riservate ricevute dalle autorità competenti nell’esercizio delle loro funzioni non possono essere rivelate a terzi, se non in una forma sommaria o aggregata che non consenta di identificare le singole imprese di investimento, i gestori del mercato, i mercati regolamentati o qualsiasi altra persona, fatti salvi i casi contemplati dal diritto penale o dalle altre disposizioni previste dalla direttiva medesima. Tuttavia, non viene chiarito quali informazioni detenute dalle autorità debbano essere qualificate come “riservate” e, dunque, considerate come coperte dal segreto professionale.
La Corte Ue ha precisato che il segreto professionale si riferisce solo alle informazioni detenute dalle autorità competenti che, in primo luogo, non hanno carattere pubblico e che, in secondo luogo, rischierebbero, se divulgate, di ledere gli interessi della persona fisica o giuridica che le ha fornite o di terzi, oppure il buon funzionamento del sistema di vigilanza sull’attività delle imprese di investimento istituito dalla direttiva. In generale, le informazioni detenute dalle autorità di vigilanza già coperte da segreto commerciale, ma che risalgono a cinque anni addietro o anche più, vanno considerate in linea di massima non più riservate ma “storiche”, a causa del decorso del tempo, salvo che chi vi abbia interesse dimostri che si tratta di informazioni ancora essenziali della propria posizione commerciale o di quelli di terzi interessati.
La valutazione circa il carattere riservato dell’informazione va effettuata, prosegue la Corte, in sede di esame della domanda di divulgazione, indipendentemente dalla qualificazione di tali informazioni nel momento in cui sono trasmesse alle autorità competenti. Infine, resta rimessa agli Stati membri la facoltà di definire i confini del segreto professionale estendendo la portata del divieto di divulgazione delle informazioni o al contrario consentendo l’accesso alle informazioni in possesso delle autorità competenti che non siano informazioni riservate ai sensi della direttiva.

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