Dipendenti infedeli e banche dati clienti

Con ordinanza del 19 febbraio 2016, avente ad oggetto la richiesta di revoca di un provvedimento di sequestro conservativo, il Tribunale di Milano ha avuto modo di tornare sulla violazione delle norme sul diritto d’autore e sulla concorrenza sleale in ordine alla copiatura di una banca dati contenente gli indirizzi email di clienti.

La vicenda ha origine allorché alcuni dipendenti del ricorrente che, prima di passare alle dipendenze di altra società, avevano copiato la banca dati del loro datore di lavoro contenente gli indirizzi di circa 27.000 utenti web che avevano consentito al trattamento dei loro dati personali per ricevere oroscopi in via telematica.

Tale condotta è stata ritenuta senza dubbio contraria al dovere di fedeltà del dipendente e al dovere di correttezza professionale del concorrente sulla scorta anche del fatto che ai sensi della legge d’autore colui che crea una banca dati (il c.d. costitutore, colui che investe tempo, risorse e denaro) ha diritto di vietare a terzi per 15 anni l’estrazione o il reimpiego dei dati in essa contenuti (art. 102-bis legge d’autore).

Una banca dati, inoltre, può in certe circostanze anche essere oggetto di tutela al pari di un libro o di altra opera dell’ingegno indipendentemente dal fatto che il suo contenuto sia anch’esso proteggibile dal diritto d’autore. In tal caso la tutela si estende ben oltre i quindici anni e arriva fino a settanta anni dopo la morte del costitutore.

Ma le conseguenze per aver illegittimamente copiato la banca dati altrui non si esauriscono nell’alveo del diritto d’autore (già di per sé abbastanza pericoloso per il contraffattore).

Come accennato, infatti, le condotte dei dipendenti e della società convenuta in giudizio sono altresì contrari ai boni mores del mercato ex art. 2598 c.c.  Questo è un profilo di illegittimità che si aggiunge a quello autorale e rafforza le pretese risarcitorie avanzate.

Ma l’utilizzo dei dati personali, nel caso di specie, espone la società convenuta anche alle azioni che gli utenti (coloro i cui dati sono stati copiati) potrebbero avanzare sia in sede civile che innanzi all’Autorità Garante della Privacy per il trattamento dei loro dati effettuato senza informativa e consenso. Anche sotto questo profilo, le conseguenze risarcitorie e sanzionatorie possono essere assai gravi.

Ord.Trib. Milano, n. 653/2016 (leggi l’ordinanza)

13 giugno 2016

Francesco Rampone – f.rampone@lascalaw.com

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