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Dieci giorni di tempo per Theresa May

Avviso di sfratto per Theresa May. Secondo il Sunday Times , i conservatori le avrebbero dato dieci giorni di tempo per mettere assieme un programma di governo abbastanza coerente da passare il voto di fiducia del 28 e 29 giugno. Altrimenti sono pronti a defenestrarla.

«Dovrà andarsene, prima piuttosto che poi», ha detto un anonimo ex membro del gabinetto al settimanale britannico. «Il momento critico — ha spiegato — sarà la votazione sul discorso della Regina», quello che mercoledì esporrà per bocca della sovrana le linee guida dell’esecutivo. «Se una sconfitta apparirà probabile — è la sentenza — allora dovremo colpire».

E un altro componente del governo avrebbe perfino messo in dubbio la volontà della premier di continuare a battersi , dicendosi addirittura «preoccupato del suo stato mentale».

Nel partito conservatore crescono le pressioni per un voto di sfiducia. Un parlamentare ha confessato di ricevere messaggi da «importanti elettori» che dicono tutti la stessa cosa: «Dovete liberarvi di lei al più presto, ogni volta che appare fa diventare il partito ancora più tossico».

A Theresa May non viene perdonata la decisione, presa in quasi solitudine, di convocare quelle elezioni anticipate che sono costate la perdita della maggioranza ai conservatori: una sconfitta in gran parte dovuta alla deludente campagna condotta dalla premier. E la pessima gestione della crisi seguita al rogo della Grenfell Tower ha fatto precipitare al minimo le sue quotazioni.

Pare che i conservatori abbiano un nuovo soprannome per Theresa May: la prima ministra badante. Nel senso che sta lì solo per prestare l’assistenza necessaria: e le conversazioni di corridoio fra i deputati sono a senso unico, cioè quando , e non se mandarla via. Perché certamente non vorranno essere guidati da lei in caso di nuove elezioni.

Il problema è che il partito si sta lacerando fra sostenitori della Brexit «dura» e fautori di un’uscita «morbida» dalla Ue. I primi hanno i loro campioni nel ministro degli Esteri Boris Johnson e in quello per la Brexit David Davis. Mentre la ministra dell’Interno Amber Rudd, coltivata dalla May come potenziale erede, sta emergendo come la scelta dei moderati per la successione.

Particolarmente preoccupati sono gli euroscettici puri e duri, dopo che molti hanno letto l’insuccesso elettorale dei Tories e la rimonta dei laburisti come un ripudio della «hard Brexit». Quest’ala del partito starà ben attenta a vedere che mercoledì, nel discorso della Regina, non ci siano accenni a una sorta di permanenza nel mercato unico, il che potrebbe comportare il mantenimento della libera circolazione delle persone e di conseguenza la giurisdizione dalla Corte Ue. In quel caso, hanno fatto sapere gli euroscettici al Sunday Telegraph , scatterebbe il golpe «immediato» per rimpiazzare Theresa May con qualcuno di provata fede antieuropea.

In realtà non sembra che la premier abbia cambiato idea: continua a favorire una uscita «netta» dall’Unione Europea. Come ha detto Boris Johnson, la Brexit non è un tagliere di formaggi, dove uno sceglie il Camembert o il Parmigiano e lascia il resto: o tutto o niente.

Anche il Cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, visto come il capofila dei moderati, ha confermato ieri l’uscita dal mercato unico: ma ha alluso a un lungo e graduale periodo di transizione. Ed è su quest’idea che potrebbe ora concentrarsi la battaglia.

Luigi Ippolito

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