Chi deve provare l’incapacità naturale del testatore?

La Corte di Cassazione ha avuto modo di pronunciarsi sul tema della ripartizione dell’onere della prova in tema di incapacità naturale del testatore al momento della redazione del testamento.

La Suprema Corte, in particolare, ha statuito che “è onere di colui che impugna il testamento fornire la prova dell’incapacità di testare del de cuius, al momento della redazione del testamento stesso. Nel caso in cui il testatore sia affetto da incapacità totale e permanente, spetta, invece, a colui che intende avvalersi del testamento provare che il documento sia stato redatto in un momento di lucidità del de cuius”.

Nella motivazione della pronuncia in commento, i giudici di legittimità hanno, poi, ribadito che spetta al giudice di merito stabilire, alla luce delle difese delle parti e delle prove offerte in giudizio, se il de cuius fosse o meno capace di intendere e di volere al momento della redazione del testamento. Tale accertamento risulta insindacabile in sede di legittimità se fondato su una motivazione adeguata e, dunque, esente da vizi logici ed errori di diritto.

Anche la scelta dei mezzi istruttori ritenuti idonei a provare l’incapacità naturale del testatore è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito e anch’essa risulta incensurabile in sede di legittimità, purché adeguatamente motivata, in quanto censurabile solo in caso di difetto di motivazione.

Quanto ai mezzi di prova forniti, nel caso di specie, la Corte territoriale aveva basato la propria decisione sia sulle prove documentali allegate agli atti (i.e. certificato del medico curante del testatore) sia sulle dichiarazioni degli assistenti sociali del luogo.

Non erano, invece, state ammesse la CTU (che non avrebbe fornito risultati attendibili, avendo ad oggetto unicamente l’esame degli atti) e le prove orali, considerate inidonee a provare l’incapacità del de cuius.

Cass., Sez. II Civ., 30 novembre 2017, n. 28758

Sara Severoni – s.severoni@lascalaw.com

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