Decreto ingiuntivo e onere probatorio dell’opponente

Una recente sentenza di merito, sulla scorta della giurisprudenza più recente, ha chiarito quale sia l’onere della prova che grava sull’attore nell’ambito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.

Due consumatori proponevano opposizione avverso un decreto ingiuntivo emesso in forza di un contratto di finanziamento contestando, in dettaglio, la presunta carenza di prova del credito da parte della banca. Il giudice, tuttavia, ha respinto integralmente l’opposizione, rilevando che le difese svolte dagli opponenti si dimostravano generiche e infondate, ciò provando, per converso, la piena legittimità del credito azionato: “hanno assunto che il credito dello stesso derivante sarebbe “inesistente” e la deducente società avrebbe, addirittura, “artificiosamente determinato una situazione debitoria” […] Tuttavia tali contestazioni risultano essere del tutto sfornite di prova a supporto ma l’intero credito azionato è da considerarsi pacifico e incontestato, anche ai sensi dell’art. 115 c.p.c.”.

Allo stesso modo il giudice ha negato la fondatezza dell’eccezione relativa alla carenza del certificato 50 TUB, ricordando che tale documento può essere rilasciato solo da soggetti “bancari”: “l’opposta, società con cui gli odierni opponente hanno sottoscritto il contratto per cui è causa, società che in seguito ha chiesto e ottenuto il decreto ingiuntivo in tal sede opposto, era Intermediario finanziario e non certo soggetti bancari. Alcuna certificazione ex art. 50 T.U.B. avrebbero quindi mai potuto rilasciare”.

Inoltre la sentenza, in ossequio all’ormai costante principio di diritto, ha affermato che l’usura deve essere provata integralmente dal soggetto che la ritiene sussistere: “nel caso di specie gli attori, invece, si sono limitati ad una serie di generiche contestazioni sull’usurarietà dei tassi applicati, senza specificare per quali periodi ed in che misura il tasso soglia sarebbe stato superato” e che la CTU non può essere utilizzata per sovvertire l’onere della prova: “attraverso la C.T.U., non si può esonerare una delle parti all’assolvimento dell’onere probatorio ad essa assegnato dalla legge ed è onere della parte che eccepisce l’applicazione di interessi asseritamente usurari indicare i modi, i tempi e la misura del superamento del tasso soglia, poiché in difetto, la doglianza deve considerarsi una mera illazione dilatoria”.

In ultimo il Tribunale si è soffermato sul rapporto tra interessi corrispettivi e moratori, aderendo alla tesi maggioritaria che nega la possibilità di sommarli ai fini del calcolo dell’usura: “ai fini della verifica del superamento del tasso soglia, la sommatoria degli interessi corrispettivi con quelli di mora non ha alcun fondamento giuridico e matematico”.

Tribunale di Velletri, 13 luglio 2018, n. 1672 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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