Decreto ingiuntivo e azione di accertamento? Questo matrimonio non s’ha da fare!

Il giudicato del decreto ingiuntivo, divenuto definitivo per mancata opposizione, sbarra la strada all’azione di accertamento del credito rendendola inammissibile.

Si è espresso in tal modo il Tribunale di Torino, con la recente sentenza n. 6077/2017 del 13.12.2017, resa nell’ambito di un giudizio che ha coinvolto un istituto di credito cliente dello Studio, ritenendo l’efficacia di giudicato del decreto ingiuntivo non opposto, avente ad oggetto il medesimo rapporto bancario posto a fondamento della domanda attorea, preclusiva di ogni azione.

Il nominato Giudicante ha, difatti, dichiarato l’inammissibilità di tale domanda statuendo che “tutte le doglianze svolte in questa sede contro la Banca relative alla correttezza del saldo e degli addebiti che lo avevano determinato avrebbero dovuto essere svolte con la proposizione dell’opposizione a decreto ingiuntivo”.

Ciò  in applicazione del “noto principio giurisprudenziale per cui ‘la pretesa esecutiva fatta valere dal creditore può essere neutralizzata soltanto con la deduzione di fatti modificativi o estintivi del rapporto sostanziale consacrato dal giudicato, fatti che si siano verificati successivamente alla formazione dello stesso, e non anche sulla base di quelle circostanze che, in quanto verificatisi in epoca precedente, avrebbero potuto essere dedotte nel giudizio di cognizione preordinato alla costituzione del titolare del titolo giudiziale e che, risulterebbero conseguentemente in contrasto con l’accertamento ivi contenuto’ (Cassazione civile, sez. III, 18/12/2012, n. 17903)”.

Il Tribunale di Torino ha così confermato che, dalla mancata opposizione del decreto ingiuntivo, discende l’indiscutibilità del rapporto giuridico (nella specie, contratto bancario di conto corrente) con lo stesso fatto valere, con la conseguenza che ogni eventuale eccezione relativa ad anatocismo, usura e quant’altro riferibile al credito e/o al rapporto, ivi compresa qualsiasi contestazione riguardante la correttezza del saldo di conto corrente e quindi la legittimità degli addebiti, non risulta più proponibile.

Secondo il Giudice, infatti, la definitività dell’accertamento (rectius, autorità di giudicato), che consegue alla mancata opposizione del decreto ingiuntivo, è preclusiva di ogni azione e di ogni eccezione non potendo valere, in senso contrario, neppure “il carattere penale dell’eccezione relativa alla pattuizione di interessi usurari, in quanto anche il pagamento di interessi penalmente illeciti può cadere in giudicato civile (così come, allo stesso modo, cade in prescrizione decennale il diritto alla ripetizione di quanto versato a titolo di interessi usurari), essendo incompatibile con il nostro ordinamento l’esistenza di una pretesa patrimoniale (sotto forma di diritto di credito) potenzialmente perenne in quanto azionabile in ogni tempo poiché – asseritamente – non soggetta al giudicato o alla prescrizione (Cass., III civile, n. 22579/2012)”.

Da qui la pronuncia di inammissibilità della domanda di accertamento del credito per preesistente giudicato emessa dal Tribunale di Torino, quale unica conseguenza all’incontestabilità del rapporto oggetto di giudizio.

Tribunale di Torino, 13 dicembre 2017, n. 6077

Alessandra Sangrigoli – a.sangrigoli@lascalaw.com

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