Dalla via breve alla via lunga, passando per il ponte della mediazione

Il Tribunale di Gela ha confermato la necessità, per la parte opponente, di avviare il procedimento di mediazione delegata dal Giudice nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo, pena l’improcedibilità del giudizio e la conseguente conferma del decreto ingiuntivo opposto.

La ratio che ha condotto oramai diversi Tribunali a considerare onus a carico della parte opponente l’instaurazione della procedura conciliativa, risiede evidentemente nella considerazione per cui deve essere onerata la parte che ha interesse alla causa di opposizione, provocando il passaggio dalla via breve (procedura monitoria) alla via lunga (giudizio di opposizione).

Il Giudice Siciliano, con la recentissima sentenza del 15 febbraio 2018, ha chiarito che:

  1. a) la mediazione disposta dal giudice istruttore ex 5, comma 2, D.Lgs. n. 28 del 2010, al fine di propiziare una conciliazione delle parti in sede, deve ritenersi obbligatoria, atteso che la legge espressamente la considera condizione di procedibilità della domanda;
  2. b) il procedimento di mediazione di cui alla richiamata norma è facoltativo per il giudice, nel senso che è rimesso alla discrezionalità dello stesso disporlo o meno, ma, una volta disposto, in quanto condizione di procedibilità stabilita dalla legge, diventa obbligatorio;
  3. c) l’onere di incardinare la procedura conciliativa grava sulla parte opponente;

Il Tribunale, in definitiva, verificata la mancata proposizione della mediazione delegata, ha dichiarato l’improcedibilità dell’opposizione, con espresso richiamo ad una importante pronuncia della Corte di Legittimità, secondo cui la ratio dell’istituto (id est la mediazione) è da rinvenire nella sua dimensione deflattiva e di efficienza processuale, sicché l’individuazione nel giudizio di opposizione dell’opponente, quale soggetto tenuto ad avviare il procedimento, segue la logica ermeneutica di individuare “la parte che ha interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo”, anche perché “è l’opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga” (Cass. n. 24629/2015).

Tribunale di Gela, sentenza del 15 febbraio 2018 (leggi la sentenza)

Alessandra Gambadauro – a.gambadauro@lascalaw.com

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