Dalla mediazione all’opposizione: percorso obbligato per il debitore ingiunto

Il debitore opponente il provvedimento monitorio va incontro alla conferma dell’ingiunzione se, prima di spiegare opposizione, non abbia tentato di conciliare la vertenza con il creditore opposto.

Questo è l’orientamento professato, ormai regolarmente, presso le aule di giustizia italiane, alla luce dell’impostazione rappresentata dalla Suprema Corte con sentenza n. 24629 del 03.12.2015. E tra gli arresti di merito di segno concorde emerge, chiara, la recente decisione del Tribunale di Termini Imerese n. 1175, resa lo scorso 15.11.2017 e pubblicata lo stesso giorno.

Nel caso in esame il Giudice siciliano, chiamato a decidere della domanda di opposizione proposta da un mutuatario contro il decreto ingiuntivo, provvisoriamente esecutivo, ottenuto dalla banca mutuante, pur dando atto della presenza (invero sparuta) di Tribunali di parere contrario, ha convalidato il criterio esegetico favorito dalla Cassazione sul tema ed espresso nella menzionata sentenza n. 24629. Così facendo, ha respinto l’iniziativa processuale di parte opponente e, per l’effetto, confermato l’efficacia dell’ingiunzione già emessa nei confronti della stessa.

Nel ripercorrere l’iter interpretativo già seguito dai Giudici di legittimità, in particolare, il Tribunale della cui pronuncia si discute ha constatato come, in ossequio ai principi costituzionali della ragionevole durata e dell’efficienza del processo, alla cui salvaguardia il Legislatore ha ispirato la disciplina della mediazione obbligatoria, debba ritenersi onere della parte c.d. “interessata al processo” dare impulso al tentativo di conciliazione, ai sensi dell’art. 5, D.Lgs. 28/2010.

In altre parole, attesa la finalità deflattiva del contenzioso civile, elettivamente perseguita dall’istituto giuridico della mediazione, non potrebbe che spettare a chi intenda adire il competente organo giurisdizionale, per veder tutelato un proprio diritto, invitare la controparte a percorrere la via della transazione, attraverso l’ausilio di un mediatore, prima di giungere al non più evitabile confronto in giudizio.

Adoperando gli stessi termini utilizzati dal Supremo Collegio, il Tribunale di Termini Imerese ha quindi attribuito l’onere di tentare la conciliazione all’opponente, dacché parte “interessata al processo” e, perciò, in potere di darvi inizio. Non deve, a questo proposito, ingannare la c.d. “inversione logica”, pur riscontrata nella sentenza in commento, cui soggiace il creditore quando, notificatagli l’opposizione, dismette le vesti di ricorrente per assumere quelle di parte convenuta: non è l’attore in senso sostanziale (e parte opposta) a dover avviare il procedimento di mediazione, ma l’attore in senso formale (e parte opponente).

In definitiva, riscontrato il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione da parte dell’opponente, il Tribunale di Termini Imerese ha accertato l’improcedibilità della domanda giudiziale di opposizione e, rigettando la stessa, ha confermato il decreto ingiuntivo.

Tribunale di Termini Imerese, 15 novembre 2017, n. 1175 (leggi la sentenza)

Benedetto Losacco – b.losacco@lascalaw.com

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