Dalla comunicazione del dispositivo scatta il termine per l’opposizione

Il termine per proporre opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c. scatta alla comunicazione del dispositivo alle parti.

Questo quanto stabilito dalla Suprema Corte con la sentenza n. 7898 del 2018 per la quale “ai fini del decorso del termine per proporre opposizione agli atti esecutivi ex 617 c.p.c., quando la comunicazione del provvedimento del giudice dell’esecuzione sia avvenuta in imperfetta ottemperanza all’art. 45 disp. att. c.p.c., come nel caso in cui essa sia stata non integrale, la relativa nullità è sanabile per raggiungimento dello scopo, anche ai fini del decorso del termine per la proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi; in tal caso è onere del destinatario attivarsi per prendere piena conoscenza dell’atto e valutare se proporre opposizione ex art. 617 c.p.c. nel rispetto del relativo complessivo termine”.

La pronuncia affronta una problematica, già trattata in precedenza, derivante dall’introduzione nel nostro ordinamento del processo civile telematico.

Infatti, stando alle norme in tema di notifiche telematiche, ogni ordinanza pronunciata dal giudice fuori udienza va comunicata, ai sensi del combinato disposto dell’art. 134, comma 2, c.p.c. e dell’art. 45 disp. att. c.p.c., mediante trasmissione anche del testo integrale del provvedimento che si intende comunicare.

Ne deriva che la non ottemperanza a tale formalità, in sede di procedura esecutiva, impatta sul regime dell’opposizione formale ex art. 617 c.p.c. e, nello specifico, sulla decorrenza del termine di decadenza (di venti giorni) per la tempestiva opposizione agli atti esecutivi.

La questione su cui si dibatte è se sia sufficiente una semplice comunicazione dell’ordinanza non contenente il testo integrale della stessa, ma soltanto il suo dispositivo, o se sia necessaria la comunicazione integrale del suo testo, affinché il destinatario sia messo nelle condizioni di valutare, sulla base della lettura della motivazione del provvedimento, se proporre o meno opposizione.

Le conseguenze che scaturiscono dall’applicazione di suddette ipotesi sono evidenti: da un canto, se il termine per l’opposizione iniziasse a decorrere dalla comunicazione semplificata, la parte interessata all’opposizione sarebbe privata  della possibilità di conoscere le motivazioni ed esercitare il proprio diritto di difesa; dall’altro, ovvero se iniziasse a decorrere dalla conoscenza integrale dell’ordinanza, la procedura dipenderebbe dall’inerzia della parte, in quanto la stessa dovrebbe attivarsi e accedere alla cancelleria per estrarre copia del provvedimento.

Per tali ragioni, la Corte ha esteso anche alle norme del processo civile telematico l’applicazione del principio della sanabilità delle nullità formali in caso di raggiungimento dello scopo; di modo che, se la comunicazione del provvedimento del giudice non è avvenuta nel rispetto dell’art. 45 disp. att. c.p.c., in quanto contenente il solo dispositivo, la nullità della comunicazione verrà sanata qualora l’oggetto della stessa sia sufficiente a dare al destinatario una conoscenza di fatto della circostanza giuridica contenuta nel provvedimento del giudice potenzialmente pregiudizievole; con conseguente onere del destinatario, nonostante l’incompletezza della comunicazione, di attivarsi per prendere piena conoscenza dell’atto e valutare se e per quali ragioni proporre opposizione allo stesso ex art. 617 c.p.c., o, in alternativa, di dimostrare che la comunicazione ricevuta fosse inidonea ad esercitare il diritto di difesa.

Cass., Sez. III Civ., 30 marzo 2018, n. 7898

Sara Raimondi – s.raimondi@lascalaw.com

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