Dal Fatto al Diritto

Di recente lo Studio ha ottenuto una sentenza favorevole per un istituto di credito, assistito in una causa di opposizione a decreto ingiuntivo promossa dinanzi al Tribunale di Lucca.

Nel caso di specie, la Società correntista opponente ed i fideiussori della medesima contestavano il credito azionato dalla banca, sulla scorta di asserite poste passive indebite in conto corrente, con conseguente richiesta di rideterminazione del dare-avere tra le parti.

Gli attori ritenevano non dovute, nello specifico, le somme addebitate dall’istituto di credito a titolo di commissione di istruttoria veloce, commissione sull’affidamento e rimborso forfettario minimo a chiusura.

La banca si costituiva in giudizio eccependo, in primis, la genericità ed indeterminatezza della domanda avversaria, atteso che parte opponente non aveva individuato, in concreto, l’applicazione delle commissioni precitate, ovvero:

  1. i) i versamenti indebiti;
  2. ii) il pagamento di tali oneri da parte della correntista;

iii) le ragioni sottese alla natura illegittima di tali commissioni.

All’udienza fissata per ammissione prove, il Giudice rigettava le istanze istruttorie degli attori, rinviando la causa ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c.

In sede di discussione orale, il giudicante, accogliendo integralmente le eccezioni di parte convenuta, respingeva la domanda degli opponenti, con una argomentazione sintetica ma tranciante, che ivi si riporta: “[…] la domanda è formulata in modo generico. La citazione non opera infatti alcun concreto riferimento ai rapporti per i quali è causa ed ai relativi sviluppi contabili, non menzionando neppure gli importi che, sulla base delle argomentazioni svolte, risulterebbero non dovuti. Essa si risolve cioè in un’analisi meramente teorica delle problematiche sollevate, che non si ricollega al concreto andamento dei rapporti e non fornisce indicazioni chiare e precise in merito alle poste passive che, alla luce di tale analisi, dovrebbero essere eliminate o rideterminate. Questo, se non impedisce di identificare l’oggetto del giudizio (il mancato concreto riferimento ai rapporti contestati e la mancata quantificazione degli importi in ipotesi non dovuti non preclude di individuare il diritto fatto valere), impedisce però, anche una volta condivisa l’impostazione attorea, di verificare la concreta fondatezza delle censure sollevate e di apprezzarne la rilevanza […]”.

Sulla base di tale motivazione, il Tribunale respingeva la domanda formulata dagli attori in opposizione per indeterminatezza, condannando questi ultimi alla rifusione delle spese legali.

Tribunale di Lucca, 30 marzo 2018, n. 541

Alessandra Gambadauro – a.gambadauro@lascalaw.com

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