Il custode è ausiliario del Giudice: come si impugna la liquidazione dei compensi

 “..avverso i provvedimenti di liquidazione del compenso al custode nominato nell’espropriazione immobiliare, va proposta l’impugnazione prevista dall’art. 170 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (e successive modificazioni), entro il termine perentorio di 30 giorni..”, quanto è quanto statuito dalla sentenza della Corte di Cassazione, sez. III Civile, n. 21475/16

Nel caso di specie, la Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi sull’ordinanza con cui il Tribunale di Como aveva definito la controversia avverso la liquidazione del compenso al custode nominato in una procedura esecutiva immobiliare.

In particolare, il Tribunale di Como in seno al provvedimento impugnato, dapprima ipotizzava che:

  • – le previsioni dell’art. 170 D.P.R. 115/02 si applicassero soltanto alle liquidazioni in favore del custode in caso di sequestro penale probatorio e preventivo e, in materia civile, di sequestro conservativo e giudiziario, tanto da prospettare per la liquidazione del compenso al custode nominato nell’espropriazione immobiliare quale unico e solo rimedio quello dell’opposizione agli atti esecutivi;
  • – In ogni caso indipendentemente da ogni statuizione in ordine al mezzo di impugnazione astrattamente pertinente alla fattispeci,e rilevava la tardività della proposizione dell’impugnazione, in quanto la stessa  veniva proposta  21 giorni dopo la conoscenza del provvedimento.

Investita dalla questione, la Corte di Cassazione, in primo luogo rimetteva alla Corte Costituzionale la questione di legittimità del combinato disposto degli artt. 34, comma 17, e 15, comma 2, d.lgs. n. 150/2011 per contrasto con l’art. 76 Cost. ed in relazione ai commi 1 e 4, art. 54 l. n. 69/2009 ovvero per contrasto con gli artt. 3, 214 e 11. comma 7, Cost., nella parte in cui ne discendeva non essere più previsto che il ricorso di cui all’art. 170 d.P.R. n. 115/2002, fosse proposto entro 20 giorni dall’avvenuta comunicazione, e avendo la Consulta dichiarato non fondata la detta questione, il ricorso veniva nuovamente chiamato per la discussione pubblica.

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte riprendendo quando già statuito in seno alla sentenza n.1887 del 2007 precisa che:

  • – prima del testo unico n. 115/02, le disposizioni dettate dalla L. 8 luglio 1980, n. 319, erano state interpretate quale disciplina speciale, applicabile alle sole figure di ausiliari del giudice indicate nel suo art. 1 e precisamente periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori – e non in genere agli ausiliari del giudice, ai quali si applicava invece la disciplina generale di cui agli artt. 54 e 55 disp. att. cod. proc. civ.;
  • – il testo unico n. 115/02 ha abrogato la L. n. 319/80, pertanto alla fattispecie si applica adesso l’art. 168, comma 1, dello stesso testo unico che fa riferimento a tutti gli ausiliari del magistrato;
    comprendendo oltre alle figure di ausiliari in precedenza indicate nella L. n. 319/80 “qualunque altro soggetto competente, in una determinata arte o professione o comunque idoneo al compimento di atti, che il magistrato o il funzionario addetto all’ufficio può nominare a norma di legge.”

Ne consegue che anche il custode nominato ai sensi dell’art. 559 cod. proc. civ. nel corso di un’espropriazione immobiliare rientra nella nozione di ausiliario del magistrato: in quanto contribuisce con la propria attività ad individuare il contenuto degli atti che debbono essere compiuti nel processo dall’ufficio giudiziario ed agevola la progressione con attività materiali sue proprie, complementari ma indispensabili e non suscettibili di essere compiute dal giudice o dal cancelliere.

Pertanto come sancito dalla Suprema Corte il custode con la sua attività:” orienta la stessa prosecuzione del processo esecutivo verso il fine di ogni espropriazione, ormai codificato nel perseguimento del soddisfacimento delle ragioni del creditore nel modo più economico possibile; ed in quanto tale assume le vesti di ausiliario del giudice dell’esecuzione, indispensabile in ragione della natura dei compiti da svolgere e dell’attività materiale da porre in essere”.

Da ciò discende che avverso i provvedimenti di liquidazione del compenso al custode nominato nell’espropriazione immobiliare, va proposta l’impugnazione prevista dall’art. 170 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (e successive modificazioni), entro il termine perentorio di 30 giorni.

Arianna Corsaro a.corsaro@lascalaw.com

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