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Crisi aziendali, riforma con periodo transitorio

La riforma della crisi d’impresa è un’esigenza condivisa da tutti ma necessità di un lungo periodo transitorio per la sua entrata in vigore. Sono in gioco interessi contrapposti: da una parte quelli dei creditori e dall’altra quelli dei debitori. In Germania la stessa riforma quando varata ha avuto un periodo di vacatio legis di cinque anni prima di entrare a regime. In Italia questo tempo sarebbe eccessivo ma un periodo non inferiore a un anno è assolutamente necessario per metabolizzare le novità epocali ed il diverso approccio culturale che la riforma comporterà per tutti gli stakeholder: imprenditori, debitori civili, professionisti e magistrati in primis. Tale scelta, però, è stata lasciata al governo perché ritenuta di carattere eccessivamente politico e non tecnico. Così ha fatto il punto, intervenendo al convegno di Lecco organizzato dall’Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili locale, il presidente Renato Rordorf, ex presidente aggiunto della Corte di cassazione e presidente della commissione ministeriale incaricata di redigere prima i principi della legge delega e poi le bozze dei decreti attuativi della legge 155/2016.Rordorf ha confermato che sarebbe insensato fare decadere la delega al governo che permette l’introduzione dei decreti delegati entro il 14 novembre 2018, con una possibile proroga tecnica di due mesi.

Le esigenze di rinnovamento della disciplina delle procedure concorsuali e della crisi d’impresa, ha ricordato Rordorf, sono state sollecitate anche dalla raccomandazione della Comunità europea del 2014 e reiterate con la proposta di direttiva comunitaria del novembre 2016, la quale enfatizza un diverso approccio secondo i criteri del cosiddetto fresh start ed early warning. Due concetti che, appunto si possono contrapporre tra loro. Da una parte l’opportunità di concedere ai debitori che sono incorsi in situazioni di default di ottenere una nuova ripartenza senza il fardello dei debiti, per permettere anche la ripresa dell’economia, e dall’altra il sentito bisogno di anticipare quanto prima l’emersione della crisi e i segnali di allarme.

La bozza del codice della crisi e dell’insolvenza predisposta dagli esperti nominati dall’allora ministro Orlando, che consta di quasi quattrocento nuovi articoli, fissa nuove definizioni e individua (art. 3) quali finalità delle procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza proprio l’obiettivo di pervenire al migliore soddisfacimento dei creditori salvaguardando i diritti del debitore, nonché, ove questi eserciti un’attività d’impresa, favorire il superamento della crisi assicurando la continuità aziendale. Per conciliare tali obiettivi la commissione Rordorf ha ritenuto essenziale che il fenomeno della crisi sia percepibile tempestivamente, appunto attraverso i meccanismi dell’early warning, di cui il codice introduce il nuovo istituto dell’allerta e una specificazione degli obblighi di monitoraggio e organizzazione interna all’impresa idonea a fare emergere tali criticità. Non si devono confondere situazioni di accanimento terapeutico contro il debitore sofferente, che normalmente comportano ulteriori costi per la collettività, rispetto a interventi opportuni di cura di un paziente ammalato che può guarire con una diagnosi precoce e appropriata.

Marcello Pollio

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