Siete qui: Oggi sulla stampa

Creval centra l’obiettivo sulle sofferenze Al via cartolarizzazione da 1,6 miliardi

Creval vara la cartolarizzazione di 1,6 miliardi di Npl – il cosiddetto progetto Aragorn – e di fatto mette l’ultimo tassello del piano di derisking della banca. L’annuncio è arrivato ieri con la cessione del portafoglio di Npl al veicolo e la coincidente emissione di tre tranche di Abs: una senior da 509,5 milioni di euro, su cui la banca chiederà la garanzia dello Stato Gacs; una tranche mezzanine, provvista di rating, e una tranche junior, rispettivamente da 66,8 milioni e 10 milioni di euro, entrambe sottoscritte, a quanto risulta al Sole 24Ore, dal fondo Davidson Kempner.
La cessione degli Npl avviene a un prezzo del 32% del lordo, in linea con le previsioni della banca. E ad essere rispettati sono stati anche i tempi: l’istituto valtellinese aveva messo in conto di smaltire gli 1,6 miliardi entro il primo semestre. Se a questi si aggiungono i circa 1,4 miliardi di Elrond ceduti nel 2017 e i circa 500 milioni di Utp del progetto Gimli (spartiti tra Algebris e Credito Fondiario), si capisce come la banca abbia già raggiunto il target di quasi 3,5 miliardi di Npl fissato nel piano al 2020. La borsa ha apprezzato, spingendo il titolo a +3%. «Abbiamo dimostrato che la banca realizza uno ad uno i progetti che annuncia – spiega il ceo della banca, Mauro Selvetti, al Sole 24Ore – Dopo aver chiuso il progetto Elrond, ora realizziamo Aragorn e porteremo l’Npe ratio pro-forma attorno all’11% a giugno. Abbiamo concluso l’accordo sugli esuberi con oltre 200 uscite, abbiamo chiuso le 50 filiali e stiamo agendo sul taglio dei costi».
Archiviato il capitolo degli Npl, il top management intende concentrare gli sforzi sul tema della redditività. «Vogliamo focalizzarci sul business, e i segnali che arrivano sono incoraggianti – aggiunge Selvetti – Il contesto non aiuta ma il Creval ha le condizioni di capitale e liquidità per crescere: con una quota di mercato pari all’1% e una rete che è stata riorganizzata, possiamo tornare a una profittabilità sostenibile». Le sfide certo non mancano. Il quadro politico italiano, con il recente picco di volatilità sui Btp, mette alla prova le banche che hanno investito nei titoli sovrani domestici (e il Creval è tra queste), almeno per la porzione di titoli finalizzati al trading. Per il manager, non solo puntare sui titoli di Stato «rimane un investimento», ma anzi la situazione attuale «può anche rappresentare un’occasione di acquisto».
In prospettiva i fronti di lavoro per l’istituto presieduto da Miro Fiordi vanno da un’eventuale alleanza sul fronte dei servizi It (per cui sarebbe in corsa Ibm) alla bancassurance, per cui entro l’anno sarà trovato un accordo per una partnership. In pipeline c’è inoltre la validazione dei modelli interni per il credito. Qualche settimana fa si è conclusa la seconda ispezione interna di Banca d’Italia. Terminata l’istruttoria, ora il Creval attende da Palazzo Koch l’ok definitivo che «confidiamo possa arrivare entro il terzo trimestre dell’anno». La stima prevedevano un beneficio in termini di Cet 1 ratio tra i 100 e 200 punti: un’indicazione di massima, su cui dovrà essere effettuata una valutazione più ampia con la Vigilanza alla luce dell’impatto generato dalle maxi-cessioni straordinarie degli Npl.

Luca Davi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Stime disattese, utenti in calo, ricavi pubblicitari rallentati. Il tutto all’ombra degli scandali...

Oggi sulla stampa

Aumentano di oltre nove punti le compravendite di immobili ad uso abitativo. E crescono di quasi set...

Oggi sulla stampa

Con un mese di anticipo rispetto al limite previsto la Banca centrale europea ha concesso nei giorni...

Oggi sulla stampa