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Il coro dei soci in banco BPM«no poltrone, vogliamo cedole»

Quando nel corso dell’assemblea di Banco Bpm, lo scorso 7 aprile, emerse la Fondazione Crt tra i soci della banca, ad alcuni è scattato un riflesso quasi pavloviano. La potente fondazione torinese fino al novembre scorso esprimeva infatti, nel consiglio di amministrazione del colosso UniCredit – in forza di una partecipazione scesa solo ultimamente attorno al 2 per cento – un vice presidente nella persona di Fabrizio Palenzona. Il ruolo giocato in passato da Palenzona, sovrano equilibrista delle partecipazioni incrociate, induceva a riavvolgere il filo del racconto fino a un’epoca che sembrava terminata con la grande crisi. L’emergere di Crt tra i soci di Banco Bpm era dunque da ricondurre a una forma di passato che si riproponeva o era semplicemente la moderna declinazione di perenni esigenze di redditività? Gioco di potere o accorta asset allocation ?

Investimenti

Ai valori attuali delle azioni Banco Bpm, l’1,2 per cento messo in portafoglio da Fondazione Crt equivale a un investimento di circa 52 milioni di euro. Non pochi, ma ancora insufficienti per influire sulle politiche della banca guidata da Giuseppe Castagna.«La partecipazione della Fondazione Crt al capitale di Banco Bpm – chiarisce Massimo Lapucci, segretario generale della fondazione torinese – va collocata nell’ambito della politica di diversificazione degli investimenti e di asset allocation del patrimonio da tempo perseguita dalla Fondazione e ha ad ora natura esclusivamente finanziaria. Abbiamo iniziato a prendere posizione in Banco Bpm già nella seconda metà del 2017 e oggi la partecipazione corrisponde a circa l’1,2 per cento del capitale. Ma, ripeto, il principio guida è la diversificazione del patrimonio investito, che ci ha portato anche ad essere azionisti storici – con oltre il 5 per cento – nel capitale di Atlantia. Anche in Unicredit, dove la fondazione Crt detiene ora circa l’1,6 per cento del capitale, la partecipazione ha assunto una connotazione di natura finanziaria, tenuto anche conto, peraltro, che attualmente non esprimiamo rappresentati all’interno nel consiglio di amministrazione. Va aggiunto che Banco Bpm è comunque una banca molto presente nei territori di elezione della Fondazione Crt e la nostra entrata nel capitale può essere inquadrata anche nell’ambito dell’avvio di una collaborazione tra di noi, anche se non vi è alcun ragionamento in corso in termini di governance ». Superato il tempo dei salotti buoni, oggi la logica che sembra maggiormente informare le azioni (anche) degli investitori istituzionali italiani è quella del ritorno sul capitale investito.

Crescite

L’azione Banco Bpm nell’ultimo anno si è apprezzata di circa il 16 per cento e anche in assenza di dividendo (che dovrebbe arrivare nel 2019) sembra rappresentare una buona opportunità. Anche per questo, dal giorno successivo alla fusione e alla contestuale trasformazione in società per azioni delle due popolari di Verona e di Milano, in più modi si è cercato di raccogliere sostegno attorno alla banca. Senza, per ora, ipotesi di noccioli azionari più o meno duri, tantomeno di Patti di sindacato. «Noi – ha sottolineato il presidente Carlo Fratta Pasini – non abbiamo in mente nessun nocciolo, ci rivolgiamo agli enti e alle fondazioni che sono sul nostro territorio di riferimento. Crt ne è un esempio molto virtuoso e positivo e trova una banca con una presenza significativa».

Nessun accenno, per ora, alle possibili «collaborazioni». Il focus è sulla pulizia degli attivi, il grande tema industriale del momento, che significa in buona sostanza cessione di Npl. Sulla medesima lunghezza d’onda, riguardo alla governance , è anche l’amministratore delegato Giuseppe Castagna, che non manca di evidenziare la strategicità di taluni investimenti. «Abbiamo bisogno di soci istituzionali e molte fondazioni e investitori istituzionali, da quando siamo nati, ci seguono con interesse. Ci fa molto piacere sapere che Crt abbia una quota così consistente, così come siamo felici di annoverare ormai tra i nostri soci stabili le fondazioni Cassa di Risparmio di Lucca, Cassa di Risparmio di Alessandria e CariVerona. Speriamo che altri seguano, ma magari lo stanno già facendo, come nel caso dell’Enpam». In effetti, a fronte di un 40 per cento di investitori istituzionali, perlopiù stranieri (con Capital research e Invesco che si dividono un dieci per cento), non sono pochi gli operatori professionali italiani nel capitale di Banco Bpm. Oltre alle fondazioni citate, ci sono le tre fondazioni emiliane (Modena, Manodori di Reggio Emilia e Carpi), l’Enpam dei medici e dentisti, la Calzedonia della famiglia veronese Veronesi e anche l’Enasarco (previdenza e assistenza degli agenti e dei rappresentanti di commercio), con una quota valorizzata oggi quasi 18 milioni di euro. Tutti a caccia di dividendi, di crescita in conto capitale e di solidità. Le poltrone non sembrano andare più di moda nel tempo degli investimenti liquidi e delle possibilità date dalla libera scelta. Un vincolo in meno per chi investe, libero di guardarsi attorno, un vincolo in più per chi deve raccogliere e guardarsi da una concorrenza vastissima.

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