Il copia e incolla è cassato

Con l’ordinanza n. 21136/17 pronunciata dalla Cassazione è stato ribadito il principio, già espresso in precedenza (Cass Sez Unite n. 5698/12), con il quale è stata posta al centro dell’attenzione la necessità di rispettare, da parte degli avvocati, alcune regole redazionali dei motivi di ricorso.

La Cassazione, fornendo interpretazione dell’art 366 c.p.c n.3,  ha infatti dichiarato inammissibile un ricorso composto di 26 pagine, redatto sulla base di un’attività di “copia e incolla” di atti e documenti depositati in precedenza, come tale incapace di garantire l’esposizione in modo chiaro dello svolgimento dei fatti e della vicenda processuale nei punti essenziali.

L’avvocato, anche in un’ottica di collaborazione con l’autorità giudiziaria, è chiamato ad agevolare la comprensione dell’oggetto della pretesa, l’esito dei gradi precedenti con eliminazione delle questioni non più controversie, coordinando il tenore della sentenza impugnata con i motivi di censura.

In conclusione, il principio espresso dalla Corte, costituisce innanzitutto un invito rivolto a tutta la classe forense perché sia sensibilizzata sulla necessità di evitare la predisposizione di atti inutilmente prolissi, prediligendo un’esposizione il più possibile chiara e concisa.

Cass., Sez. VI – 3 CIv., 12 settembre 2017, ordinanza n. 21136

Matteo Mauro – m.mauro@lascalaw.com

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