Contratto di mutuo, quando la traditio sana il vizio

In materia di idoneità del titolo esecutivo, i dati necessari per acquisire la certezza del diritto contenuto nel titolo possono essere ricavati non solo dal titolo stesso, ma anche da elementi esterni non desumibili da esso.

È questo il principio di diritto espresso dall’ordinanza in commento con la quale il Tribunale di Napoli, in netto contrasto con la giurisprudenza campana formatasi sul punto, si è pronunciata in materia di idoneità del titolo esecutivo, nel caso specifico mutuo fondiario, nelle ipotesi in cui non sia data prova dell’erogazione della somma alla data di conclusione del contratto.

La quaestio iuris trae origine da un atto di opposizione all’esecuzione con cui gli opponenti lamentavano l’efficacia esecutiva del titolo azionato nella procedura esecutiva immobiliare, in quanto con lo stesso non veniva fornita prova che i mutuatari avessero ricevuto la disponibilità giuridica della somma indicata nel contratto di mutuo.

Sul punto la Suprema Corte di Cassazione, chiamata a dirimere il contrasto giurisprudenziale sorto in precedenza e a decidere in merito ad una vicenda analoga, ha stabilito il principio di diritto secondo cui il Giudice dell’esecuzione può integrare il titolo azionato nella procedura, qualora sorgano dubbi circa la sua esecutività, con elementi esterni non direttamente desumibili da esso (Cass. Civ., Sez. Un., 2 luglio 2012, n. 11067).

La giurisprudenza di legittimità, dunque, configura l’autonomia del titolo di disponibilità, ovvero dell’atto di quietanza, quale strumento accessorio e non indispensabile, al fine di verificare l’idoneità del mutuo quale titolo esecutivo. Infatti, nel mutuo, che è contratto reale, la proprietà della cosa fungibile si trasferisce solo nel momento in cui il contratto è perfetto, cioè nel momento in cui avviene la traditio della cosa prestata. Invero, la traditio rei può essere realizzata attraverso l’accreditamento in conto corrente della somma mutuata a favore del mutuatario, perché in tal modo il mutuante crea, con l’uscita delle somme dal proprio patrimonio un autonomo titolo di disponibilità nei confronti del mutuatario (Cass. Civ. Sez. I, 21/02/2001, n. 2483).

Pertanto, ciò che rileva al fine della esecutività del titolo è la materiale e fisica traditio, intesa come fuoriuscita del denaro dal patrimonio del mutuante per entrare in quelle del mutuatario, come peraltro sancito all’art. 1813 c. c., in virtù del quale il mutuo è quel contratto che si perfeziona con la traditio del suo oggetto; tale circostanza è confermata dal fatto che la norma medesima prevede, appunto, che in forza di esso il mutuante si obblighi a consegnare al mutuatario una determinata quantità di denaro o altre cose fungibili.

Pertanto, appurata in corso di causa la materiale disponibilità della somma erogata, il Tribunale di Napoli non ha potuto che rigettare la spiegata opposizione con conseguente rigetto dell’istanza di sospensione ivi formulata.

Tribunale di Napoli Nord, ordinanza del 7 settembre 2018

Ludovica Di Lieto – l.dilieto@lascalaw.com

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