Contratto monofirma, nell’attesa delle Sezioni Unite

Anche in assenza di una copia del contratto firmata dalla banca, l’intento di questa di avvalersi del negozio giuridico risulta, sia dal deposito del documento in giudizio, sia dalle manifestazioni di volontà esternate nel corso del rapporto (quali, in particolare, le comunicazioni degli estratti conto).

Il Tribunale di Sondrio ha, dunque, recentemente confermato l’orientamento maggioritario della giurisprudenza di merito, secondo la quale il contratto di conto corrente sottoscritto dal solo cliente  è valido ed efficace, essendo pienamente rispettato il requisito della forma scritta.

Sul punto, il Giudice riporta l’indirizzo espresso da alcune decisioni della Suprema Corte, secondo le quali “è pacifico che il contratto di conto corrente ha avuto esecuzione e che in relazione alle operazioni effettuate sul detto conto vi è stata una attività contrattuale tra le parti (…) nonché la comunicazione degli estratti conto (…). La giurisprudenza costante di questa Corte, premesse che, nei contratti per cui è richiesta la forma scritta ad substantiam non è necessaria la simultaneità delle sottoscrizioni dei contraenti, ha ritenuto che sia la produzione in giudizio della scrittura da parte di chi non l’ha sottoscritta, sia qualsiasi manifestazione di volontà del contraente che non abbia firmato, risultante da uno scritto diretto alla controparte e dalla quale emerga l’intento di avvalersi del contratto, realizzano un valido equipollente della sottoscrizione mancante, purché la parte che ha sottoscritto non abbia in precedenza revocato il proprio consenso ovvero non sia deceduta“.

Come noto, la questione è attualmente al vaglio delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, la cui decisione dovrebbe essere ormai imminente. Si auspica che le stesse confermeranno l’orientamento citato, che – oltre ad essere condiviso dalla giurisprudenza di merito pressoché maggioritaria – risulta comunque conforme ai principi del nostro ordinamento in materia di formalizzazione dei contratti, nonché rispettoso dei principi di correttezza e buona fede nei rapporti tra le parti.

Da ultimo, si evidenzia che la sentenza in commento merita di essere segnalata anche perché si è pronunciata su ulteriori eccezioni usualmente sollevate dai correntisti, confermando la legittimità dell’anatocismo dopo la delibera CICR del 9.02.2000, la validità delle commissioni di massimo scoperto sino al 2009 e la necessità di verificare il rispetto del tasso soglia usura avvalendosi delle Istruzioni di Banca d’Italia.

Tribunale Sondrio, 21 dicembre 2017, n. 560 (leggi la sentenza)

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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