Contratto di leasing immobiliare e mediazione obbligatoria

La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 15200/2018, affronta e risolve l’interessante tema del rapporto tra contratti di leasing immobiliare e tentativo obbligatorio di mediazione in tema di contratti bancari e finanziari.

Il caso oggetto di trattazione prende le mosse da un procedimento per il rilascio di un bene immobile. La parte attrice, rappresentata da un Istituto di credito, promuoveva un giudizio al fine di riottenere la disponibilità di un immobile oggetto di un contratto di locazione finanziaria in favore di una società operante nel settore immobiliare.

Il primo grado, svoltosi in contumacia della convenuta, aveva esito favore per l’Istituto di credito. Parte convenuta quindi promuoveva giudizio di appello. Tale giudizio confermava l’esito del primo grado. La Corte di Appello di Firenze, infatti, respingeva entrambe le domande spiegate dall’appellante, vertendo la prima sulla nullità della notifica dell’atto di citazione e la seconda sull’eccezione di improcedibilità per omesso svolgimento della mediazione, asserendo – l’appellante – che il leasing immobiliare potesse assimilarsi rientrare nelle categorie previste all’art. 5, comma 1-bis, d.lgs. n. 28 del 2010, per le quali appunto il legislatore ha disposto l’obbligatorietà del tentativo di mediazione.

L’appellante, convinto delle sue ragioni, decideva di promuovere ricorso in Cassazione, articolando con le proprie difese tre diversi motivi: il secondo è quello di nostro interesse.

La società difatti “con il secondo motivo di ricorso prospetta la violazione del D. Lgs. 4 marzo 2010 n. 28, art. 5, poiché il leasing, stipulato con istituto di credito, sarebbe stato da qualificare non locazione ma contratto bancario o finanziario, attesa la finalità di finanziamento insita nello stesso”.

La Corte Suprema di Cassazione ha ritenuto che la ricostruzione svolta dalla società ricorrente non fosse meritevole di accoglimento e pertanto le relative domande dovessero essere disattese. Ha osservato, infatti, la Corte: “il riferimento della norma è appunto ai contratti bancari, e non, più generalmente, “stipulati con istituto di credito”; così come ai contratti finanziari, e non, più generalmente, a contratti “con finalità di finanziamento” anche in chiave mista”.

La Corte, a giusta ragione, ha valutato del tutto chiaro il richiamo – non estensibile in alcuna maniera – alla disciplina dei contratti bancari contenuta nel codice civile e nel TUB, nonché alla contrattualistica riguardante gli strumenti finanziari di cui al TUF statuendo, in conclusione, che “non è possibile estendere l’area della condizione di procedibilità alla diversa ipotesi di leasing immobiliare anche se, nelle varie, forme, allo stesso sono coessenziali finalità di finanziamento specificatamente funzionali, però, all’acquisto ovvero all’utilizzazione di quello specifico bene coinvolto”.

Ne discende che in materia di contratti immobiliari di leasing l’esperimento della mediazione non è da ritenersi condizione di procedibilità del giudizio in quanto suddetta fattispecie non rientra tra quelle prevista all’art. 5, comma 1-bis, d.lgs. n. 28 del 2010.

Cass., Sez. III Civile, 12 giugno 2018, ordinanza n. 15200

Angelo Pasculli – a.pasculli@lascalaw.com

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