Il contratto definitivo “cancella” il preliminare

Con l’ordinanza del 30 agosto 2017 la Suprema Corte ha statuito che, in caso di formazione progressiva del contratto, una volta stipulato il definitivo, questo costituisce l’unica fonte dei diritti e delle obbligazioni, anche se in contrasto con il preliminare dovendosi ritenere quest’ultimo superato.

Il caso sottoposto all’attenzione della Corte di Cassazione ha riguardato la compravendita di due posti auto all’interno di un’autorimessa. Gli acquirenti lamentavano che il prezzo pagato per l’acquisto, sebbene conforme a quanto indicato nel preliminare, fosse superiore a quanto stabilito nel contratto definitivo e chiedevano dunque la restituzione della differenza.

I giudici di merito rigettavano la richiesta dei coniugi qualificando come simulato il contratto definitivo e affermando che il prezzo corretto da pagare fosse quello indicato nella proposta di acquisto (preliminare).

La Suprema Corte disattendendo tale decisione ha affermato che  “Qualora le parti, dopo aver stipulato un contratto preliminare, concludano in seguito il contratto definitivo, quest’ultimo costituisce l’unica fonte dei diritti e delle obbligazioni inerenti al particolare negozio voluto e non mera ripetizione del primo, in quanto il contratto preliminare resta superato da questo, la cui disciplina può anche non conformarsi a quella del preliminare, salvo che i contraenti non abbiano espressamente previsto che essa sopravviva. La presunzione di conformità del nuovo accordo alla volontà delle parti può, nel silenzio del contratto definitivo, essere vinta soltanto dalla prova – la quale deve risultare da atto scritto, ove il contratto abbia ad oggetto beni immobili – di un accordo posto in essere dalle stesse parti contemporaneamente alla stipula del definitivo, dal quale risulti che altri obblighi o prestazioni, contenute nel preliminare, sopravvivono, dovendo tale prova essere data da chi chieda l’adempimento di detto distinto accordo“.

Riprendendo questo, ormai consolidato, orientamento ha quindi accolto le censure dei coniugi cassando la sentenza e rinviando la decisione ad altra sezione della Corte di Appello.

Cass., Sez. II Civile, 30 agosto 2017, ordinanza n. 20541

Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

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