Contratto autonomo di garanzia ed astrattezza dell’elemento causale

Il Tribunale di Monza, con sentenza resa nell’ambito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo promosso dai fideiussori avverso la Banca ingiungente, ha rigettato totalmente le domande effettuate dagli attori in opposizione, in quanto inammissibili.

Nel caso di specie, il Giudice ha rilevato che il contratto di garanzia sottoscritto, nonostante vi fosse la dicitura “fideiussione omnibus“, era in realtà inquadrabile nella fattispecie del “contratto autonomo di garanzia”.

Connotato imprescindibile di quest’ultimo negozio è la mancanza di accessorietà all’obbligazione principale garantita, desumibile da varie clausole contrattuali quali: “Il fideiussore è tenuto a pagare immediatamente alla banca, a semplice richiesta scritta, quanto dovutole per capitale, interessi, spese, tasse ed ogni altro accessorio“, ovvero “qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l’obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate“.

Il Giudicante, dalla presenza delle predette clausole, ha dedotto che “l’intento dell’istituto di credito, evidentemente condiviso ed accettato dai sottoscrittori, fosse quello di slegare le sorti dell’obbligazione principale da quella di garanzia, per l’appunto garantendosi la facoltà di escutere il patrimonio dei “fideiussori” a prescindere dalla validità o meno dell’obbligazione principale (quantomeno sotto il profilo della ripetibilità delle somme comunque erogate) e, in generale, dalle eccezioni proponibili dal debitore”.

In altri termini, il contratto autonomo di garanzia si distinguerebbe dalla fideiussione per l’assenza del riferimento all’elemento della accessorietà della garanzia, sancita dall’art. 1945 c.c. (cfr. in tal senso Cass. 21.4.1999 n. 3964).

Pertanto, verificata l’indipendenza del rapporto di garanzia, non più accessorio rispetto al rapporto principale, attesa l’astrattezza della causa del negozio, il Tribunale ha individuato quali uniche contestazioni proponibili dai “fideiussori”, quelle fondate sulla nullità per contrarietà a norme imperative e/o per illiceità della causa di una o più delle clausole contenute nei distinti contratti bancari stipulati.

Il giudice ha quindi disposto il rigetto delle domande attoree, relative all’accertamento negativo del credito per addebiti di commissioni che, a detta degli opponenti, non erano state correttamente pattuite.

Tribunale di Monza, sentenza dell’11 gennaio 2018 (leggi la sentenza)

Alessandra Gambadauro – a.gambadauro@lascalaw.com

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