Contratti derivati: la giurisprudenza del Tribunale di Padova

Una recente pronuncia del Tribunale di Padova interviene nell’eterogeneo e variegato panorama giurisprudenziale di merito e, con lucide motivazioni, valuta l’operato della banca nella negoziazione di un contratto derivato di copertura.

Si legge nella pronuncia che una società nell’anno 2010 stipulava con una banca un contratto di mutuo a tasso variabile di diversi milioni di Euro, sottoscrivendo parallelamente un Interest Rate Swap, mediante il quale avrebbe “commutato” il rischio collegato all’andamento del tasso variabile, ponendo a tasso fisso.

Tuttavia, a seguito del noto andamento del mercato dei tassi di interessi dal 2010 in avanti, la società contestava l’operatività disposta e citava in giudizio l’intermediario finanziario sostenendo inter alia che il derivato presentava un valore iniziale negativo “occulto”, nonché la scarsa “chiarezza” del contratto e dell’informativa resa in sede precontrattuale dalla Banca e, infine, la nullità per assenza della causa “di copertura”.

Il Tribunale, nel decidere la causa, parte preliminarmente da un esame sulle qualità soggettive dell’impresa così da valutare prima facie la verosimiglianza delle contestazioni di merito attoree ed osserva che “sulla mancata comprensione va anche osservato che l’attrice è una società di capitali ed i contratti sono stati sottoscritti dal Presidente del Consiglio di Amministrazione sicché la descrizione di sprovveduto consumatore che l’attrice ha provato a dare di sé appare infondata anche alla luce del fatto che l’importo del mutuo richiesto per la propria attività di impresa […], importo incompatibile con il tentativo di qualificare la parte come operatore inesperto”.

Chiarito tale preliminare aspetto, il Tribunale adito pone al centro della propria attenzione l’operazione, al fine di valutarne la meritevolezza dal punto di vista causale, ed osserva – anche alla luce della qualifica soggettiva della società – che “l’assenza di natura speculativa fa evaporare le doglianze relative al rischio dell’operazione piuttosto che alla mancata comprensione del contenuto del contratto”.

Tale stentoreo assunto si fonda sull’analisi concreta della documentazione versata in causa da parte della Banca dalla quale si evince il corretto adempimento informativo e, d’altro canto, lo stesso Giudice non può che osservare come: “Quel documento [i.e. la scheda prodotto, ndr] brilla per rara chiarezza sicché appare impossibile poter sostenere oggi che la parte possa non aver compreso il contenuto del documento così come radicalmente infondata è la censura di assenza di causa del contratto di IRS poiché la causa di quel prodotto è chiaramente esposta nel contratto, ovvero tutelare la parte dalla fluttuazione dei tassi.

Tribunale Padova, 21 ottobre 2016, n. 2896

Carlo Giambalvo Zilli c.zilli@lascalaw.com

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