Contratti di assicurazione e clausole claims made

Sono limitative della responsabilità e devono dunque essere specificatamente approvate per iscritto ex art. 1341 c.c. tutte quelle clausole che “limitano le conseguenze della colpa o dell’inadempimento o che escludono il rischio garantito”; al contrario, attengono all’oggetto del contratto, e non sono perciò soggette al regime di cui all’art. 1341 c.c., tutte le clausole che “riguardano il contenuto ed i limiti della garanzia assicurativa”, ossia quelle clausole che non si limitano a far altro che “delineare i confini” del rischio garantito.

Questo, in sintesi, quanto ribadito dalla Suprema Corte nell’ordinanza in commento.

Nel caso di specie, una società aveva convenuto in giudizio la propria compagnia di assicurazioni in merito ad un contratto, sottoscritto nel 2003, a copertura della responsabilità civile nell’ipotesi di danni a terzi scaturenti dai prodotti commercializzati. In particolare, l’attrice deduceva: a) che il contratto di assicurazione, nella sua versione originaria, escludeva dal novero dei danni risarcibili tutti i sinistri verificatisi negli U.S.A. ed in Canada; b) che successivamente, le parti avevano integrato il contratto estendendo la garanzia anche ai suddetti paesi, ma soltanto con riferimento ai “prodotti consegnati nel periodo di efficacia del contratto”, non invece ai prodotti già in commercio; c) che l’attrice era stata convenuta in giudizio da un proprio acquirente americano, per i danni derivati dall’uso di una macchinario difettoso; d) che la clausola di cui sopra, in quanto limitativa della responsabilità, doveva essere dichiarata nulla ed inefficace, in quanto carente della specifica approvazione per iscritto di cui all’art. 1341 c.c. Con ogni più opportuna conseguenza in ordine all’obbligo, gravante sull’Assicurazione, di estendere la copertura assicurativa anche al sinistro verificatosi.

Il Tribunale di Milano, in accoglimento della tesi attorea, dichiarava inefficace la clausola e condannava l’Assicurazione a risarcire il sinistro. Di contrario avviso la Corte d’Appello di Milano, che in accoglimento del gravame promosso dalla Compagnia di Assicurazioni, giudicava diversamente valida la clausola, in quanto non limitativa della responsabilità, bensì concernente il perimetro dell’oggetto del contratto e quindi valida ed efficace anche se non specificatamente approvata per iscritto.

La questione, così prospettata, è stata confermata anche dalla Suprema Corte. Quest’ultima, infatti, ha inteso riaffermare che “nel contratto di assicurazione sono da considerare clausole limitative della responsabilità, agli effetti dell’art. 1341 cod. civ. (con conseguente necessità di specifica approvazione preventiva per iscritto), quelle che limitano le conseguenze della colpa o dell’inadempimento o che escludono il rischio garantito, mentre attengono all’oggetto del contratto – e non sono, perciò, assoggettate al regime previsto dalla suddetta norma – le clausole che riguardano il contenuto ed i limiti della garanzia assicurativa”.

In particolare, la Corte ha ritenuto che la clausola dedotta in giudizio avesse la funzione di: a) estendere la garanzia assicurativa a rischi precedentemente non considerati (segnatamente, i sinistri derivanti da prodotti difettosi venduti in U.S.A. e Canada); b) chiarire la portata, e quindi il contenuto, dell’ulteriore rischio assunto dalla compagnia. La clausola, pertanto, “lungi dal determinare una riduzione della responsabilità dell’assicuratore, (…)”, riguardava piuttosto, e chiaramente, “l’oggetto del contratto”, con conseguente “esonero” di alcun obbligo di specifica approvazione per iscritto ai fini della sua validità ed efficacia.

Cass., Sezione III Civ., 15 febbraio 2018, ordinanza n. 3694

Benedetta Minotti – b.minotti@lascalaw.com

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