Conto corrente del de cuius: il singolo erede può agire nell’interesse di tutti gli eredi

Il caso sottoposto all’esame della Suprema Corte trae origine dalla vicenda di seguito brevemente riassunta, che vedeva protagonisti marito e moglie cointestatari di un conto corrente in cui vi erano soldi liquidi ed un conto titoli.

Alla morte del marito, gli eredi del de cuius erano tre: moglie, figlia e figlio. La moglie chiedeva all’Istituto di credito il prelievo della liquidità e la dismissione del conto titoli. L’istituto di credito si opponeva a causa dalla mancata adesione del figlio alla volontà delle altre due eredi di dismettere somme e titoli. Madre e figlia convenivano in giudizio la banca ed il terzo erede affinché fossero condannati al versamento delle loro quote ed al pagamento del risarcimento dei danni causati dall’esecuzione dell’investimento non autorizzato dalle attrici.

Il Tribunale, accertata la contitolarità del conto corrente e del conto titoli, accoglieva la domanda formulata dalle attrici, anche nella parte afferente il risarcimento.

La Corte d’Appello riformava la decisione di primo grado e spiegava che il rifiuto opposto dall’istituto di credito era legittimo perché il conto corrente del de cuius era rientrato nella comunione ereditaria e restava in comunione sino alla divisione; quanto all’azione risarcitoria, escludeva la condanna al risarcimento perché non era stato provato il danno.

Le parti hanno proposto ricorso per Cassazione.

La Corte di Cassazione, con la recente pronuncia in commento – ordinanza n. 27417/17, depositata il 20 novembre – ha statuito che i crediti del de cuius non si dividono automaticamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria.

Ciò comporta che ciascuno dei partecipanti ad essa può agire singolarmente per far valere l’intero credito ereditario comune o anche la sola parte di credito proporzionale alla quota ereditaria, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri coeredi.

La Suprema Corte ha proseguito chiarendo che, in caso di dissenso tra i coeredi, la banca non può opporsi alla liquidazione eccependo il mancato assenso degli altri eredi.

Le contrapposizioni interne tra eredi restano interne e, in caso di errata distribuzione delle somme presenti sul conto corrente, verranno risolte al momento dello scioglimento della comunione e della liquidazione dei rapporti di credito debito tra le parti.

Cass., Sez. VI Civ., 20 novembre 2017, n. 27417

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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