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Consulenti elusivi sanzionati

Sanzioni economiche per i professionisti che elaborano gli schemi per nascondere i capitali offshore dei propri clienti allo scambio di informazioni e non li comunicano al fisco. Oltre che sul portafoglio, però, i consulenti infedeli potranno essere colpiti con penalità aggiuntive, quali la sospensione dall’albo e la pubblicazione dei nomi.
Sono queste le proposte sanzionatorie che l’Ocse ha raccomandato agli stati nel documento recante le «Mandatory disclosure rules». Il report contiene le linee guida per l’invio obbligatorio alle autorità tributarie, da parte degli operatori, delle informazioni relative agli schemi volti a nascondere l’effettiva titolarità dei patrimoni allo scambio di informazioni globale, vale a dire il Common reporting standard (si veda ItaliaOggi del 10 marzo scorso).

L’organizzazione parigina guidata da Angel Gurrìa ha diffuso un vademecum rivolto ai legislatori nazionali per imporre ad avvocati, commercialisti, consulenti finanziari, banche e altri intermediari di rendere note al fisco del proprio paese le strutture contrattuali e societarie che essi architettano a favore dei propri clienti favorendo l’evasione. L’obiettivo può essere tanto quello di schivare il radar del Crs, che da quest’anno coinvolge oltre 100 stati nello scambio automatico di informazioni finanziarie ai fini fiscali, quanto quello di simulare la titolarità degli asset, attraverso l’uso di schermi giuridici quali trust fittizi o altre «scatole vuote» societarie. In questo contesto, tuttavia, l’Ocse evidenzia che qualunque regime di disclosure obbligatoria non potrà funzionare in assenza di incentivi a favore di chi si adegua alle nuove regole e soprattutto di specifiche sanzioni a carico di chi non lo fa. Soluzione, quest’ultima, peraltro già raccomandata dalla stessa Ocse all’interno della Action 12 del progetto Beps, il maxi-piano contro l’elusione internazionale messo a punto su commissione del G20. Il commentario al documento pubblicato venerdì scorso declina varie opzioni sul fronte sanzionatorio.

Un primo capitolo è dedicato all’aspetto economico. L’invito agli stati è quello di prevedere sanzioni monetarie a carico degli intermediari e dei consulenti non compliant, determinate in misura fissa oppure, se di importo superiore, in percentuale rispetto alle parcelle incassate per i servizi di consulenza illecita. L’Ocse suggerisce pure l’introduzione di penalità giornaliere, già vigenti nel Regno Unito e in Irlanda, allo scopo di rendere più tempestiva possibile la segnalazione o quanto meno l’eventuale correzione (più tempo passa, infatti, più la sanzione diventa pesante).

Non è tutto. Sebbene le regole di trasparenza riguardino principalmente gli intermediari e i professionisti, in «alcuni casi limitati» gli obblighi di segnalazione potrebbero raggiungere anche i contribuenti stessi. Così come le relative sanzioni. Ciò servirebbe tra l’altro per disincentivare gli «irriducibili» dell’evasione a rivolgersi a fornitori di servizi e a intermediari residenti in territori non aderenti al Crs.

Tra le sanzioni di carattere non monetario, per professionisti e intermediari finanziari la proposta dell’Ocse è duplice: da un lato la sospensione della possibilità di operare, dall’altro la «gogna» pubblica. La pubblicazione dei nomi, che riguarderebbe sia i consulenti sia i clienti, sarebbe possibile soltanto laddove la condotta dolosa fosse definitivamente riconosciuta da un giudice. Per i contribuenti che si avvalgono delle strutture offshore, infine, il report prospetta l’ipotesi di un’estensione dei termini di accertamento rispetto a quelli ordinari (ipotesi peraltro già prevista in Italia dal dl n. 78/2009).

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