Conflitto tra creditore fondiario e fallimento: chi vince in sede di riparto?

Una recente ordinanza del Tribunale di Aosta, in persona del Giudice dell’esecuzione, offre alcuni spunti di riflessione riguardo alle controversie insorte nella fase distributiva tra il creditore che agisce individualmente per la soddisfazione di un credito fondiario e il fallimento intervenuto.

La vicenda affrontata dal Tribunale valdostano riguardava una esecuzione individuale promossa da un istituto di credito fondiario in forza dell’art. 41 TUB nella quale, in sede distributiva, interveniva la curatela chiedendo l’assegnazione in favore della massa fallimentare dell’intero ricavato della vendita.

In particolare, l’Ordinanza in commento, oltre a ritenere infondate le contestazioni svolte in sede di progetto di riparto dal fallimento, ha affermato (pur dando atto dell’esistenza di precedenti e contrari orientamenti in seno alla giurisprudenza di merito) che la provvisoria assegnazione delle somme ricavate dalla vendita all’esito dell’esecuzione individuale intrapresa dal creditore ipotecario fondiario può riguardare non solo la quota assistita da prelazione ipotecaria di cui all’art. 41, comma 2, TUB ma anche la natura prededucibile ed il rango privilegiato che assumono le spese ex art. 2770 c.c. sostenute dal creditore pignorante così pure anche il compenso dei professionisti che hanno custodito/stimato/venduto il bene. Si tratta infatti di soggetti che hanno posto in essere gli atti – pignoramento, pubblicità, vendita – e quindi hanno contribuito a conservare alla massa attiva fallimentare quel bene che senza la loro attività avrebbe potuto essere distolto.

Il provvedimento, inoltre, si pone nel solco dell’ormai consolidato orientamento già tracciato inizialmente dalla Cassazione (Cass., Sez.I Civ., del 17.12.2004, n. 23572) che ritiene che la facoltà riconosciuta all’istituto di credito fondiario di iniziare o proseguire l’azione esecutiva nei confronti del debitore dichiarato fallito e che consente altresì di conseguire l’assegnazione provvisoria della somma ricavata dalla vendita forzata dei beni del debitore (nei limiti del proprio credito ipotecario) configura un privilegio “di carattere meramente processuale”.

Tuttavia, osserva il Tribunale, rifacendosi per larga parte agli assunti formulati nella sentenza sopra citata, tale disciplina non è derogatoria alle regole generali che regolamentano la procedura concorsuale in materia di accertamento del passivo con la conseguenza che “…l’assegnazione della somma disposta nell’ambito della procedura individuale ha carattere provvisorio, sì che è onere dell’istituto che intende rendere definitiva quell’assegnazione, insinuarsi allo stato passivo in modo tale da consentire la graduazione dei crediti cui è finalizzata la procedura concorsuale”.

La decisione in questione affronta anche le modalità di intervento della curatela nell’esecuzione immobiliare promossa dal creditore ipotecario fondiario e della necessità o meno dell’ausilio dell’assistenza tecnica di un difensore e della regolamentazione delle relative spese di intervento.

Secondo il Tribunale, il curatore può intervenire nell’esecuzione promossa dal creditore dal creditore fondiario: a) per far valere eventuali diritti prioritari su quelli ipotecari della banca procedente; b) perchè gli sia attribuito quanto rimane dalla vendita.

Nel primo caso, ad avviso del giudicante, l’intervento della curatela non può prescindere dall’assistenza di un legale poichè, in tal caso, il curatore chiede di partecipare alla distribuzione della somma ricavata facendo valere i diritti prioritari dell’ipoteca dei creditori insinuati al passivo (che non possono agire in via esecutiva); nel secondo caso invece, l’intervento della curatela, quantunque effettuato, prescinde dall’assistenza “tecnica“ di un legale poichè in tal caso “…egli partecipa soltanto per ricevere ciò che rimane e che comunque va attribuito al fallimento indipendentemente dalla richiesta dal curatore, giacchè, avendo lui la disponibilità dei beni fallimentari a lui va restituito il surplus che eccede la soddisfazione dei creditori esecutanti (non ritenendo necessaria la presenza del curatore all’interno della procedura esecutiva individuale in quanto il professionisa delegato ben potrà disporre dell’eventuale residuo a favore del fallimento attenendosi al chiaro dettato normativo di cui al secondo comma dell’art. 41 TUB…”.

 Conclusivamente il Tribunale ha ritenuto che, nel caso di specie, l’intervento dispiegato dalla curatela fallimentare, per il tramite di un legale, è avvenuto in fase di progetto di riparto della somma ricavata dalla vendita ed ha avuto quale unica finalità la richiesta di assegnazione della somma ricavata in favore del fallimento; pertanto, le spese legali di intervento non possono essere liquidate “perchè di nessuna utilità alla massa dei creditori”.

Tribunale di Aosta, ordinanza del 25 Ottobre 2017

Domenico Meddis – d.meddis@lascalaw.com

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