Condotta fraudolenta del subagente: chi ne risponde?

Quando un’impresa di assicurazioni, per promuovere i propri prodotti assicurativi, si avvale dell’operato di agenzie, il contratto di agenzia che lega l’impresa alle varie agenzie va tenuto distinto dal sottostante contratto di subagenzia che lega invece le agenzie ai propri subagenti.

Infatti, a meno che non sia stata l’impresa assicurativa ad attribuire direttamente poteri rappresentativi ai subagenti, la conclusione dei contratti di assicurazione è condotta da questi ultimi solo per conto dell’agenzia loro preponente, e non direttamente per conto dell’impresa assicurativa. Ne consegue che, dei danni arrecati a terzi dalle condotte illecite del subagente, chi ne risponde sicuramente, ex art. 2049 cod. civ., è l’agenzia. Quanto all’impresa assicurativa “a monte”, al contrario, per vedere se anche a quest’ultima debba essere addebitata la medesima responsabilità ex art. 2049 cod. civ., occorre valutare:

  1. a) da un lato, se le condotte poste in essere dal subagente siano riconducibili alle incombenze lui direttamente attribuite dall’impresa;
  2. b) dall’altro lato, se si sia verificata una situazione di cd. apparenza del diritto, ossia se l’impresa, con il proprio atteggiamento colposo, abbia indotto il terzo in buona fede ed incolpevole in errore per non aver adottato tutte le misure idonee a prevenire le condotte devianti del subagente.

Questo, in estrema sintesi, quanto affermato dalla Cassazione nella sentenza in commento.

Secondo la Suprema Corte, infatti, pur avendo sostanzialmente identico contenuto, i contratti di agenzia e subagenzia si differenziano nettamente con riguardo alla persona del preponente, che nel contratto di agenzia è l’impresa, mentre in quello di subagenzia è l’agente. La subagenzia, quindi, costituisce un caso particolare di contratto derivato (subcontratto), funzionalmente collegato al primo ma ad esso distinto. A tale contratto, si applicano quindi le regole del contratto principale con i dovuti distinguo e nei soli limiti consentiti dal collegamento funzionale.

In applicazione di tali principi, la Suprema Corte ha dunque accolto il ricorso promosso dal danneggiato, affermando la diretta responsabilità dell’agenzia, anziché dell’impresa assicuratrice, di cui il subagente era falso procuratore.

Cass., Sez. III Civ., 23 giugno 2017, n. 15645 (leggi la sentenza)

Benedetta Minotti – b.minotti@lascalaw.com

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