Una concreta chance di definizione transattiva delle controversie

Il Tribunale di Monza, in una recente ordinanza, riepiloga con precisione le caratteristiche che ogni procedimento di mediazione, per dirsi correttamente espletato, dovrebbe avere.

In primo luogo, è fondamentale che le parti siano presenti personalmente ed assistite dai propri difensori.

In secondo luogo, è auspicabile che il mediatore non si limiti alle domande oggetto di giudizio ma, ravvisata la possibilità di conciliare la controversia e valutate attentamente le circostanze, dovrà estendere il suo intervento anche a possibili ed ulteriori controversie presenti tra le parti. A tal fine i partecipanti alla mediazione dovranno partecipare a tutti gli incontri che il mediatore riterrà opportuno svolgere per addivenire ad una risoluzione amichevole della controversia.

Il Tribunale: “rappresenta al mediatore che non dovrà limitarsi ad operare nei ristretti limiti imposti dalle domande proposte nell’ambito del presente giudizio ma, ove possibile e qualora vi sia una concreta (ed auspicabile) disponibilità delle parti in tal senso, dovrà estendere la mediazione anche alle ulteriori questioni “economiche” tra loro pendenti al fine, se non di eliminare completamente, quantomeno di ridurre le cause del conflitto”.

Tale principio risponde alla ratio dell’istituto della mediazione, quale condizione di procedibilità avente natura deflattiva alla luce dei principi di ragionevole durata e di efficienza dei processi.

Tribunale di Monza, ordinanza del 18 aprile 2018

Carolina Baietta – c.baietta@lascalaw.com

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