Il concorso colposo dell’investitore

La Corte di Cassazione conferma il proprio orientamento in tema di concorso di colpa dell’investitore, ai sensi dell’art. 1227 cod. civ., laddove la condotta del cliente sia connotata da comportamenti anomali e contrari ai canoni della diligenza contrattuale.

Nel caso di specie alcuni clienti di una società di intermediazione finanziaria venivano convinti da un promotore ad aderire ad un programma di investimento atipico, consegnando allo stesso ingenti somme da reinvestire sul mercato mobiliare. In dettaglio, il promotore aveva fatto sottoscrivere ai clienti moduli di investimento in una società cooperativa poi rivelatasi insolvente di cui, inoltre, il promotore stesso era socio.

La questione era già stata posta al vaglio della Suprema Corte, cui era seguito un procedimento di rinvio onde permettere alla Corte d’Appello di riesaminare la fattispecie proprio in merito alla questione del “concorso colposo”. Gli investitori, concluso l’iter del rinvio, ritenevano illegittima la sentenza d’appello (che aveva statuito il concorso colposo degli stessi) e ricorrevano dinanzi alla Corte di Legittimità.

La Corte ha tuttavia respinto integralmente i motivi avanzati, i quali – in sintesi – lamentavano la violazione della disciplina di settore, confermando i principi esposti dal giudice del rinvio.

La decisione, ripercorrendo gli accadimenti di fatto rilevanti nel caso di specie, sottolinea che gli investitori avevano tenuto una condotta chiaramente negligente ed anomala (e, dunque, rilevante ai fini della sussistenza del concorso colposo) come confermato dai seguenti fatti:

  1. i clienti avevano firmato personalmente moduli di investimento della società cooperativa;
  2. i clienti avevano omesso di considerare che, dai documenti sottoscritti, il promotore risultava espressamente socio della stessa;
  3. i clienti avevano, inoltre, ricevuto conferma dell’operazione dalla società cooperativa, senza mai richiedere alla finanziaria la conferma del buon esito dell’investimento.

Conseguentemente, rilevati gli elementi di cui sopra, la Corte di legittimità ha affermato che: “in tema di intermediazione mobiliare, la violazione, da parte del promotore finanziario, degli obblighi di comportamento che la legge pone a suo carico non esclude la configurabilità di un concorso di colpa dell’investitore, qualora questi tenga un contegno significativamente anomalo ovvero, sebbene a conoscenza del complesso iter funzionale alla sottoscrizione dei programmi di investimento, ometta di adottare comportamenti osservanti delle regole dell’ordinaria diligenza od avvalli condotte del promotore devianti rispetto alle ordinarie regole del rapporto professionale con il cliente”.

Cass., Sez. I, 27 ottobre 2016, n. 21751 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zillic.zilli@lascalaw.com

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