Concordato risolto e riapertura del fallimento: no alla modifica dello stato passivo

La Corte di Cassazione, con ordinanza del 13 settembre 2017 n. 21219, ha stabilito che la riapertura del fallimento conseguente alla risoluzione del concordato non implica un nuovo fallimento, ma la riviviscenza di quello originario, con la conseguenza che il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace rispetto ai creditori anche nella fase successiva.

La Suprema Corte, richiamando il suo orientamento costante ha ribadito l’immodificabilità delle statuizioni sull’ammissione dei crediti al passivo, intervenute prima della chiusura del fallimento.

Inoltre, ha sottolineato che non può dirsi di ostacolo a tali conclusioni il fatto che la norma dell’art. 122 L.F. faccia intendere che al concorso della riapertura partecipino anche i “nuovi creditori”, difatti, il detto riferimento normativo si riferisce ai soli crediti sorti dall’attività del debitore che risulta successiva alla chiusura del fallimento, come pure anteriore alla riapertura del medesimo, senza rilevare l’attività svolta dal debitore in pendenza della fase iniziale del suo fallimento.

Ciò è diretta applicazione dell’art. 44, 1 comma L.F. secondo il quale tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti da lui eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori.

Nel caso di specie, il fallimento ricorreva avverso il decreto emesso dal Tribunale di Taranto, il quale accoglieva l’opposizione proposta da un professionista contro l’esclusione dallo stato passivo stabilita dal Giudice delegato. Secondo il Giudice delegato il credito del professionista andava escluso in quanto derivato da un incarico affidatogli dal debitore nella pendenza del suo fallimento.

La Corte di Cassazione in pieno accordo con la visione del Giudice delegato, dunque, sulla base di quanto sopra detto, cassa l’impugnato decreto che annoverava il credito del professionista nell’ambito dei “nuovi creditori” e rinvia la controversia al Tribunale, ritenendo che pareggiare i crediti posteriori alla chiusura a quelli anteriori significherebbe rendere retroattiva la sentenza dichiarativa della riapertura del fallimento.

Cass., Sez. I Civile 13 settembre 2017, ordinanza n. 21219

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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