Comunicazioni di cancelleria: solo a mezzo PEC

Le comunicazioni di cancelleria devono essere eseguite esclusivamente presso l’indirizzo PEC del difensore della parte, potendosi ricorrere solo in via residuale, ove non sia possibile effettuare la comunicazione a mezzo PEC per causa non imputabile al destinatario, alla trasmissione del biglietto a mezzo fax o con rimessione all’ufficiale giudiziario per la notifica.

Questo in sintesi il contenuto della recentissima pronuncia della Corte di Cassazione n. 11316/2018 in commento, la quale ha affrontato l’ormai frequente problematica delle comunicazioni telematiche di cancelleria.

La vicenda che ha originato l’ordinanza in esame trae origine dalla sentenza della Corte d’Appello di Roma del 2/08/2013 che dichiarava l’inammissibilità dell’impugnazione proposta ex art. 331, comma 2 c.p.c., per non avere la parte appellante ottemperato all’ordinanza di integrazione del contraddittorio comunicata alla stessa a mezzo fax ex art. 136, u.c. c.p.c.

Nel caso di specie la Corte riteneva, dunque, regolarmente effettuata da parte della cancelleria la comunicazione dell’ordinanza a mezzo telefax in quanto modalità di trasmissione prevista dall’art. 136, u.c. c.p.c.

Gli appellanti agivano tuttavia per la cassazione della sentenza di secondo grado denunciando la errata e falsa applicazione dell’art. 136, u.c. c.p.c., la mancata applicazione degli artt. 134 e 176 c.p.c. e del d.lgs. n. 179 del 2012, art. 16, comma 4 (conv. con mod. dalla l. n. 221 del 2012), per non avere la Corte considerato che alla data del 5/11/2012 (in cui era stata adottata l’ordinanza di integrazione del contraddittorio) le norme di legge citate non prevedevano più la comunicazione a mezzo telefax, che la PEC del difensore era a disposizione dell’ufficio e che alla comunicazione mediante Unep o telefax era possibile ricorrere solo qualora non fosse stato possibile procedere a mezzo PEC.

La Corte, ritenendo fondato il motivo, ha accolto il ricorso e ribadito l’importante principio di diritto già affermato dalla giurisprudenza di merito per cui “in tema di comunicazioni di cancelleria, per i processi a cui risulta applicabile la disciplina dettata dalla L. n. 221 del 2012 di conversione del D.L. n. 179 del 2012, le comunicazioni di cancelleria devono essere eseguite esclusivamente presso l’indirizzo PEC del difensore della parte, potendosi derogare alle modalità dettate dal comma 4, dell’art. 126 della menzionata L. n. 221 (potendosi ricorrere alla trasmissione del biglietto e mezzo telefax o con rimessione all’ufficiale giudiziario per la notifica, ai sensi dell’art. 136 c.p.c., comma 3) solo ove non sia possibile effettuare la comunicazione a mezzo PEC per causa non imputabile al destinatario”.

La pronuncia prende le mosse dai commi 2 e 3 dell’art. 136 c.p.c. (il comma 3 così come sostituito dalla L. 12 novembre 2011, n. 183, art. 25), i quali prevedono, a decorrere dal 14 dicembre 2011, che il biglietto di cancelleria deve essere consegnato dal cancelliere al destinatario, che ne rilascia ricevuta, ovvero trasmesso a mezzo posta elettronica certificata e che, solo ove non sia possibile procedere con tali modalità, il biglietto viene trasmesso a mezzo telefax o è rimesso all’ufficiale giudiziario per la notifica, nonché dal successivo intervento del d.lgs. 18 ottobre 2012, n. 179, il quale all’art. 16 ha chiarito che “nei procedimenti civili le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata risultante dai pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni, secondo la normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici”.

E’ evidente dunque che, a partire dall’entrata in vigore delle citate disposizioni, le comunicazioni di cancelleria devono essere effettuate in primis a mezzo PEC all’indirizzo del difensore risultante dai pubblici elenchi e solo in via subordinata con gli strumenti del telefax e della notificazione a cura dell’ufficiale giudiziario competente.

Con la conclusione che il mancato rispetto delle menzionate norme determina la dichiarazione di invalidità della trasmissione effettuata a mezzo telefax anziché con la pec, come è avvenuto nel caso di specie ove, secondo la Suprema Corte, “la comunicazione dell’ordinanza con la quale la Corte d’Appello disponeva l’integrazione del contraddittorio, avvenuta a mezzo fax è affetta quanto meno da nullità, non potendosi quindi addebitare alle parti l’omessa ottemperanza all’ordine impartito nel termine assegnato”.

Nel caso in esame risulta infatti che presso la Corte d’Appello di Roma, innanzi alla quale pendeva il giudizio, era stato adottato il decreto ministeriale del 31 gennaio 2012 (prot. R.11/2012) attestante l’idoneità dell’ufficio alle comunicazioni telematiche ai fini della trasmissione dei documenti informatici, dovendosi quindi ritenere che la previsione di cui al comma 4 fosse già operativa alla data di entrata in vigore del d.l. n. 179 del 2012 in relazione ai processi ivi pendenti.

Cass., Sez. II Civ., 10 maggio 2018, ordinanza n. 11316

Laura Terenzi l.terenzi@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Il termine per proporre appello avverso l’ordinanza pronunciata in udienza ai sensi dell’art. 70...

Diritto Processuale Civile

L’adesione all’eccezione di incompetenza territoriale formulata da controparte consente all’ad...

Diritto Processuale Civile

Cosa fare quando un decreto viene dichiarato nullo? Lo si sostituisce con una nuova ingiunzione! ...

Diritto Processuale Civile