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Compliance in crescita

Finecobank, Prada, Leonardo e UniCredit entrano nel club della cooperative compliance fiscale. A quasi un anno di distanza dal primo accordo preventivo fiscale siglato tra Ferrero e l’Agenzia delle entrate, si registra l’ingresso di altre quattro grandi realtà societarie al regime che anticipa il momento del controllo fiscale da quello tradizionale ex post a una fase preventiva, e che comporta il riconoscimento di alcuni vantaggi alle società che scelgono di collaborare con l’autorità fiscale.

Il via libera arriva dopo una lunga analisi preventiva dei requisiti all’accesso previsto verifica e ai requisiti soggettivi e oggettivi per l’ammissibilità, come previsto dal dlgs n. 128/2015.

Altri effetti premiali dell’adesione risiedono nell’interpello abbreviato, con risposte dell’amministrazione entro 45 giorni, e nell’esonero dal prestare garanzia per i rimborsi di imposte dirette e indirette richiesti dalle società aderenti. Senza dimenticare la riduzione delle sanzioni amministrative applicabili in caso di divergenze dei punti di vista di fisco e società su determinate operazioni (purché preventivamente comunicate e discusse). Qualora l’impresa, pur conoscendo l’opinione discordante dell’ufficio, decida di non adeguarsi, avrà comunque diritto a effettuare il ravvedimento operoso fino all’emanazione dell’atto impositivo, applicando la riduzione anche alle normali soglie sanzionatorie previste per la correzione spontanea.

A maggio, durante un incontro a Courmayeur, era emerso che oltre alle cinque società, oggi ufficialmente entrate nel regime, gli uffici dell’Agenzia, dedicati alla cooperative compliance, stavano riscontrando un aumento delle istanze di «pre-filing», la fase preliminare volta a sondare i requisiti per la domanda vera e propria, avanzate sia da parte di multinazionali con headquarter estero sia da parte di aziende italiane. Al momento sono circa 80 le società potenzialmente interessate dal regime introdotto dal dlgs n. 128/2015.

Cristina Bartelli

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