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Compensi degli avvocati, vale l’accordo tra le parti

Per i compensi degli avvocati vale l’accordo tra le parti. Se viene stabilita una paga superiore a quelle dei parametri ministeriali, tramite un accordo in forma scritta, l’onorario deve ritenersi valido. È quanto stabilito dalla Corte di cassazione, seconda sezione civile, con l’ordinanza 25054/2018 depositata ieri. La vicenda riguarda il ricorso presentato da un avvocato contro la sentenza 726/2013 della corte di appello di Ancona, che fissava un compenso di 59 mila euro per le prestazioni professionali svolte dallo stesso. Nel caso specifico, però, le parti avevano concordato per un compenso superiore, pari a 149 mila euro; la corte ha condannato l’avvocato alla restituzione di quanto versato in eccedenza affermando che «l’autonomia delle parti come fonte primaria per il compenso spettante all’avvocato trova un limite nell’inderogabilità dei minimi e dei massimi delle tariffe professionali». L’avvocato condannato ha, quindi, presentato ricorso per «errata applicazione dell’articolo 2233 del codice civile» che stabilisce come «il compenso, se non convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice… in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione». La Cassazione ha accolto il ricorso stabilendo che la decisione della corte di appello risulta in violazione della disposizione dell’articolo 2233. Questo perché «l’articolo pone una gerarchia preferenziale, indicando in primo luogo l’accordo delle parti e in via soltanto subordinata le tariffe professionali: le pattuizioni tra le parti risultano dunque preminenti su ogni altro criterio di liquidazione e il compenso va determinato in base alla tariffa e adeguato all’importanza dell’opera soltanto in mancanza di convenzione. In particolare, in materia di onorari di avvocato, deve ritenersi valida la convenzione tra professionista e cliente, che stabilisce la misura degli stessi in misura superiore al massimo tariffario».

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