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Commissione d’inchiesta, anche il Pd dice sì

Matteo Renzi rientra a Roma in mattinata e prima di occuparsi della futura segreteria dem e della legge elettorale manda ai parlamentari del Pd un messaggio : «Date il via libera alla commissione d’inchiesta sulle banche». E così, a poche ore dall’apertura del dibattito a Montecitorio sollecitato dalle opposizioni, il leader del Pd costringe il suo partito a riscrivere la mozione che di lì a poco verrà presentata in Aula e nella quale compare la richiesta per l’istituzione di una commissione d’inchiesta, analagomante a quanto già chiesto da Fi e da altri gruppi di opposizione. Un input che dal Nazareno viene girato anche al Senato dove ha appena cominciato il suo iter il decreto risparmio e dove nel pomeriggio di ieri si sarebbe dovuta discutere la la richiesta del M5s di sostenere la «dichiarazione d’urgenza» per il ddl istitutivo di una commissione d’inchiesta su Mps, presentato dai senatori pentastellati ma anche da altri gruppi parlamentari, compreso il Pd, oltre un anno fa e che al da allora è all’esame della commissione Finanze dove è in corso un’indagine conoscitiva sulle banche che si concluderà a breve . Alla fine il confronto al Senato è slittato a causa dell’agenda dei lavori dell’Aula ma è probabile che la richiesta dei 5stelle non verrà accolta in quanto la maggioranza vorrebbe lavorare su untesto unificato dei 13 ddl presentati, che prevedono l’istituzione di una bicamerale per scandagliare i problemi dell’intero settore bancario e non solo di Mps come previsto dalla proposta del M5s. L’intenzione della maggioranza, ha spiegato il presidente della commissione Finanze, Mauro Maria Marino, è appunto quella di lavorare su un testo unico, che analizzi il funzionamento del sistema del credito, focalizzandosi, come chiedono anche le mozioni votate ieri a Montecitorio, sui casi più critici per accertare i responsabili dei crack che hanno portato finora al salvataggio prima delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti e oggi a fare entrare lo Stato nel capitale di Mps. Ma l’inchiesta guarderà, come nelle richieste dei senatori, anche altri casi, come le due venete.
È evidente che la scelta del Pd di schierarsi a favore della commissione d’inchiesta ha una valenza anzitutto politica, ovvero evitare che i dem venissero additati come il partito che non vuole consentire al Parlamento di indagare sui crack bancari. Tant’è che alla fine il confronto alla Camera ha prodotto una serie di approvazioni bipartisan delle varie mozioni (Pd-Ncd, Fi, Lega, Ala, Civici e innovatori, Sinistra italiana). Con le mozioni peraltro si chiede che l’inchiesta parlamentare guardi anche «all’analisi delle insolvenze che hanno contribuito a determinare le crisi».In particolare la mozione del Pd sottolinea che tra i compiti della commissione dovranno esserci anche «l’individuazione delle eventuali responsabilità degli amministratori», la valutazione sul «corretto ed efficace esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo» e «l’analisi delle insolvenze che hanno contribuito a determinare tali crisi». In quest’ultimo punto c’è il richiamo al «lodo Patuelli», cioè alla richiesta di pubblicare i nomi dei principali debitori insolventi delle banche che vengono aiutate dallo Stato come Mps oppure finiscono in risoluzione come accaduto a Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara e Carichieti. Un richiamo, come si vede, piuttosto indeterminato, su un tema che appare destinato a tornare presto in discussione al Senato nel cantiere degli emendamenti al decreto banche. Ache perchè le opposizioni sono intenzionate a cavalcare il «lodo Patuelli» (FdI, il partito di Giorgia Meloni, ha già depositato una proposta di legge ad hoc).

Barbara Fiammeri
Gianni Trovati

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