Se il coadiutore commette errori, il curatore paga

Il coadiutore della curatela fallimentare, nominato ai sensi del secondo comma dell’art. 32 l.f., svolge prestazioni d’opera integrative dell’attività del curatore, in posizione subordinata rispetto a tale organo della procedura concorsuale; il curatore, pertanto, risponde a titolo di culpa in vigilando degli eventuali errori commessi dal coadiutore nell’espletamento delle attività affidategli.

La Corte di Cassazione, con ordinanza del 3 maggio 2018 n. 10513, partendo dal disposto di cui al secondo comma dell’art. 32, I.f. secondo il quale, il curatore “può essere autorizzato dal comitato dei creditori, a farsi coadiuvare da tecnici o da altre persone retribuite, compreso il fallito, sotto la sua responsabilità” ha precisato che, laddove il coadiutore nell’espletamento dell’incarico commetta degli errori che fondino poi una responsabilità, quest’ultima deve essere imputata al curatore come propria.

Nel caso di specie, il curatore aveva affidato ad un professionista l’incarico di redigere l’inventario dei beni appartenenti al fallimento, la cui finalità era quella di verificare la natura e le caratteristiche degli stessi anche al fine di riscontrare la necessità di adempiere ad eventuali obblighi amministrativi ad essi connessi. La provincia, poi, aveva irrogato al curatore una sanzione pecuniaria per la violazione derivante dalla mancata comunicazione al catasto dei rifiuti delle informazioni relative all’esistenza di apparecchiature con PBC.

I Giudicanti della Suprema Corte operano una netta distinzione tra la figura del coadiutore del fallimento e quella del delegato di cui al primo comma dell’art. 32 l.f. Infatti, mentre il delegato si sostituisce al curatore nei suoi adempimenti, seppure temporaneamente e per specifichi incarichi, il coadiutore opera, invece, in maniera integrativa all’attività del curatore, svolgendo mansioni generiche ed agendo nell’interesse del fallimento qualora le esigenze lo richiedano.

Tale distinzione è stata ribadita dalla giurisprudenza di legittimità (Cassazione 13 dicembre 1980 n. 6453) ai fini della determinazione del compenso: mentre il corrispettivo per il delegato del curatore deve essere liquidato secondo i criteri dettati per il curatore medesimo, con spesa a carico di quest’ultimo, il compenso per il coadiutore del curatore è a carico della massa fallimentare e va liquidato alla stregua della tariffa giudiziale concernete i periti, i consulenti ecc…

Ed anche la successiva giurisprudenza ha ribadito tale distinzione: anche a voler ammettere che in determinate circostanze il coadiutore possa eventualmente essere un sostituto del curatore, diverso è il modo della stessa sostituzione, posto che in ogni caso l’attività del delegato è qualificata dalla “autonomia“, laddove quella del coadiutore è contraddistinta dal connotato della “subordinazione” al curatore, essendo significativo che solo per l’attività del coadiutore sia espressamente previsto che egli svolga il suo incarico sotto la responsabilità del curatore.

Quindi, la più rigorosa valutazione della diligenza professionale del curatore, che risulta retta dalla previsione di cui dell’art. 1176 c.c., comma 2, unitamente al chiaro tenore letterale della disposizione di cui alla L. Fall., art. 32, non consentono di addurre come esimente da responsabilità l’eventuale errore di valutazione compiuto dal coadiutore, ancorché non possa ravvisarsi a monte una culpa in eligendo.

Cass., Sez. II Civ., 03 maggio 2018, n. 10513

Angelica Macchi – a.macchi@lascalaw.com

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