Clausola claims made: un minoritario (e condivisibile) indirizzo giurisprudenziale

– di Andrea Luberti, in Il Corriere del merito, n. 11/2010, pag. 1054.

 

Nella sentenza n. 3527/2010 il Tribunale di Milano affronta il tema di contratti di assicurazione con clausola claims made.

Il contratto assicurativo tradizionale, c.d. loss occurence, copre i rischi verificatisi nel periodo di vigenza della polizza, mentre il contratto con clausola claims made copre le richieste di risarcimento che pervengono all’assicurato durante il periodo di vigenza della polizza, indipendentemente sia dal momento di verificazione del rischio, sia dal momento in cui si concretizza il danno in capo al terzo.

La clausola claims made deroga al 1° co. dell’art. 1917 c.c. che collega il sorgere dell’obbligo dell’assicuratore al comportamento colposo posto in essere nel periodo di vigenza della polizza e non alla richiesta di risarcimento.

La Cassazione ha stabilito che il contratto con clausola claims made è un contratto atipico e che “la clausola claims made, pur non corrispondendo alla previsione legislativa è lecita”.

 

Considerando che la caratteristica peculiare dei contratti assicurativi è l’aleatorietà derivante dall’esistenza del rischio che viene trasferito dall’assicurato all’assicuratore, per il Tribunale milanese la clausola claims made non comporta “nè una diversa natura del rischio oggetto del contratto assicurativo, nè il venir meno del rischio stesso”, giacchè “nonostante il rischio dedotto in polizza si riferisce – direttamente – all’eventualità che il terzo avanzi una richiesta di risarcimento e – solo indirettamente – al verificarsi del comportamento colposo, l’oggetto della garanzia assicurativa rimane pur sempre quest’ultimo, ovvero il fatto illecito dedotto in polizza” e, quindi, il contratto contenente la clausola claims made è, invece, un contratto tipico.

Risolvendo la questione della vessatorietà della clausola in esame il Tribunale di Milano distingue la clausola claims made c.d. pura da quella c.d mista.

 

La clausola claims made c.d  pura, secondo il Tribunale, non è vessatoria giacchè non limita la responsabilità ed è equivalente allo schema tradizionale loss occurence per quanto riguarda la valutazione del rischio assicurato e il rapporto sinnallagmatico tra le parti

Infatti, nel contratto loss occurence l’assicurazione copre i rischi che si verificano durante il periodo di efficacia della polizza, ma la copertura relativa al fatto commesso in quel periodo vale, in avanti, fino al termine di prescrizione del diritto del terzo; in caso di clausola claims made c.d. pura la copertura vale per le richieste pervenute nel periodo di vigenza della polizza ma relativamente a tutti i rischi verificatisi in precedenza, fino al momento in cui l’assicurato potrà eccepire la prescrizione del diritto del danneggiato.

 

Nel caso, invece, di claims made c.d. mista  – che esclude la copertura assicurativa per i rischi verificatisi oltre 2/3 anni precedenti la stipulazione della polizza, fermo restando che la denuncia del danneggiato deve pervenire nel periodo di vigenza della polizza – si verifica una limitazione della responsabilità in relazione ai rischi dedotti e/o al tempo in cui gli stessi si sono verificati da cui deriva la vessatorietà della clausola e la necessità della  specifica approvazione per iscritto.

 

(Valeria De Leo – v.deleo@lascalaw.com)

 

 

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