Cessione del credito: effetti nel processo esecutivo

In pendenza del processo esecutivo la successione a titolo particolare nel diritto del creditore procedente non ha effetti sul rapporto processuale che continua tra le parti originarie. In caso di cessione del credito in forza del quale è stata proposta esecuzione forzata il cedente mantiene la legittimazione attiva a proseguire il processo salvo che il cessionario si opponga.

Questo il consolidato orientamento della Corte di Cassazione che trova il suo fondamento nell’art 111. Comma I, c.p.c.: “se nel corso del processo si trasferisce il diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare, il processo prosegue tra le parti originarie”. Tale principio dettato in materia di contenzioso è applicabile anche al processo esecutivo.

Quando la cessione del credito avviene a processo esecutivo iniziato e, in accordo col cessionario, è l’originario creditore a proseguirlo e ciò determina che: da un lato, il debitore deve rivolgere le sue opposizioni alla parte che procede; dall’altro lato, ferma restando la prosecuzione del processo tra le parti originali, deve riconoscersi la possibilità al cessionario di svolgere attività processuali riconoscendogli anche la possibilità di intervento ex art 111 c.p.c. comma IV, nel giudizio di cassazione pur non avendo spiegato intervento nel primo grado.

Nel caso in esame la Corte d’Appello di Roma aveva riconosciuto, nel caso di cessione di crediti in pendenza del processo esecutivo, l’applicabilità dell’art 111 c.p.c. e aveva ritenuto fondamentale il mandato ad agire in executivis rilasciato dalla cessionaria alla cedente. Avverso detta sentenza è stato proposto ricorso in cassazione invocando la falsa applicabilità dell’art 111 c.p.c. e la prosecuzione del processo esecutivo da parte della cedente in proprio e non in qualità di mandataria della cessionaria del credito.

La Corte di Cassazione, invocando i summenzionati principi, ha rigettato il ricorso poiché non solo la cessionaria del credito non si era opposta all’operato della cedete ma le aveva anche conferito mandato ad agire in executivis per suo conto. Anche se detto potere rappresentativo non è mai stato esercitato il suo riconoscimento da parte del successore a titolo particolare dimostra il consenso alla prosecuzione dell’azione esecutiva iniziata per recuperare il credito ceduto.

Cass., Sez VI Civile, 22/06/2017, n. 15622 (leggi la sentenza)

Sara Rovigo – s.rovigo@lascalaw.com

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