Il certificato di proprietà arriva dopo 18 mesi, la concessionaria non è inadempiente

Nessun grave inadempimento contrattuale per la concessionaria di motoveicoli che ha consegnato il certificato di proprietà all’acquirente con oltre un anno e mezzo di ritardo. Il contratto è valido e non può essere risolto, è questo quanto ha deciso la Suprema Corte nell’ordinanza del 6 settembre 2017 n. 20843.

Il caso sottoposto all’attenzione della seconda sezione Civile ha riguardato l’azione proposta dall’acquirente di un motociclo che si è visto consegnare dalla concessionaria il certificato di proprietà a distanza di un anno e mezzo dall’acquisto. Il proprietario chiedeva dunque la risoluzione per inadempimento e la restituzione del prezzo pagato per il motoveicolo.

La richiesta veniva accolta in primo grado dal Tribunale il quale riteneva che tale ritardo costituisse grave inadempimento contrattuale e condannava la concessionaria alla restituzione del prezzo pagato. La decisione veniva dunque riformata in appello dal momento la Corte di seconde cure richiamati i principi in tema di gravità dell’inadempimento, di interesse delle parti, di proporzionalità nell’economia del rapporto contrattuale, statuiva che il ritardo nella consegna del documento non costituiva inadempimento talmente grave da giustificare la risoluzione.

Ricorreva, dunque, in Cassazione il motociclista lamentando la violazione dell’art. 1453 c.c. perché il termine per la consegna dei documenti relativi alla proprietà in base all’art. 94 del nuovo codice della strada è di 60 giorni e gravava sulla convenuta l’onere di provare di aver adempiuto alle proprie obbligazioni e la violazione dell’art. 1477 c.c. perché il venditore ha l’obbligo di consegnare la cosa ed i documenti relativi e se, non in possesso, non si attivi in tal senso.

La Suprema Corte, associandosi a quanto già deciso in sede di appello ha affermato che per quanto concerne il primo motivo di doglianza questo “non considera che il termine di 60 giorni, riferibile alla validità del documento provvisorio, non può considerarsi perentorio per il venditore implicando attività del PRA, che la valutazione della gravità dell’inadempimento è prerogativa del giudice di merito e l’obbligazione prevalente del venditore è la consegna della cosa”.
Mentre in riferimento alla necessità che il venditore si attivi per la consegna dei documenti non in suo possesso, la seconda Sezione Civile osserva che questo sia un principio valido in via generale ma, in concreto, quando si tratta di documenti rilasciati da enti pubblici, non comporta uno specifico inadempimento.

Alla luce di tali osservazioni emerge, quindi, che la concessionaria non risulta gravemente inadempiente e pertanto non può essere richiesta la risoluzione del contratto.

Cass., Sez. II 6 settembre 2017, ordinanza n. 20843

Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

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