C’era una volta, a Treviso, una bella mora…

Moltissimi sono stati i principi sanciti dal Tribunale di Treviso in una recentissima sentenza anche se, a ben vedere, la mora e la gratuità del contratto di mutuo per effetto del superamento della soglia usura risultano, ancora una volta, tra i temi più caldi e dibattuti nella materia bancaria.

Ebbene, anche nella ridente Treviso, il giudice non ha potuto far altro che conformarsi alla prevalente giurisprudenza, stabilendo una volta per tutte “l’irrilevanza degli interessi moratori ai fini del calcolo del Tasso Effettivo Globale nelle operazioni di finanziamento a rimborso graduale” come, guarda caso, i mutui.

Le ragioni dell’irrilevanza sono ben conosciute ai più. Da un lato, emerge la natura non tanto corrispettiva quanto sanzionatoria del tasso moratorio, natura, invece, richiesta dal legislatore proprio ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p.; dall’altro, la mancanza di una soglia “specificamente riferita agli oneri da inadempimento” impedisce inevitabilmente un raffronto tra dati omogenei; infine, poiché le verifiche di usura hanno ad oggetto i tassi pattuiti al momento della stipula, il tasso moratorio, rappresentando un onere eventuale e non determinabile ex ante, non può evidentemente rientrare in tale categoria.

Il giudice trevigiano, infatti, si è scagliato piuttosto fortemente contro l’idea “dei c.d. scenari probabilistici, dei conteggi ipotetici e della suggestiva teoria del worst case” secondo cui sussisterebbe usura solo per la mera eventualità di ritardo e di applicazione degli interessi moratori. In altri termini, secondo il Tribunale di Treviso, anche se si volesse accogliere l’idea della rilevanza della mora ai fini delle verifiche usura, l’attore dovrebbe quanto meno provarne l’avvenuto pagamento: altrimenti, si finirebbe per dare importanza a costi meramente potenziali, subordinati al verificarsi di eventi futuri per dimostrare l’integrazione di una fattispecie, quella di usura, questa sì rilevante dal punto di vista penale.

Parole dispregiative, poi, sono state utilizzate nei confronti della superatissima (si spera!) tesi del cumulo dei tassi corrispettivo e moratorio ai fini del raffronto con il tasso soglia nonché della metodologia di calcolo del T.E.MO. Perciò, se la sommatoria “è totalmente priva di consistenza giuridica e di serietà scientifica e può al più evocare qualche suggestione nei rotocalchi televisivi che l’hanno diffusa all’indomani della malintesa sentenza Cass. Civ. 350/2013”, del T.E.MO, invece, non si può “non stigmatizzare il carattere malizioso, strumentale e fuorviante”.

Segue il rigetto della domanda e la condanna degli attori al pagamento delle spese legali.

Il giudice, tuttavia, non ha riscontrato alcun profilo di mala fede nella condotta attorea evidenziandone invece l’agire incolpevole. Gli attori, in altri termini, leggendo la perizia e la documentazione allegata, sarebbero stati fuorviati ed illusi dall’idea di non pagare più interessi o di vedersi rimborsare quelli già corrisposti, quando invece il mutuo era perfettamente in linea con la normativa oltre che con le condizioni di mercato.

Tribunale di Treviso, 12 giugno 2018, n. 1227

Rosamaria Labbate – r.labbate@lascalaw.com

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