Cassazione in salsa inglese

La dottrina del precedente si sta affermando, sempre di più, anche nel nostro paese grazie al lavoro ed alle pronunce della Suprema Corte, in particolare per quanto riguarda l’esegesi e l’interpretazione più idonea delle norme processuali.

Nel caso in cui si possano prospettare due possibili interpretazioni, alternative tra loro, ma entrambi astrattamente coerenti e compatibili con il dettato normativo, deve essere preferita l’interpretazione che si è consolidata nel tempo in base all’orientamento assunto, con le diverse pronunce, dalla Cassazione grazie alla sua insostituibile funzione nomofilattica.

L’orientamento sopra richiamato incontra un’unica eccezione rappresentata dal mutamento dell’ambiente processuale e dall’emersione di valori, in precedenza trascurati, che impongano e giustifichino l’abbandono del precedente orientamento in favore di uno più aderente ai valori emersi successivamente.

Nel caso di specie oggetto della pronuncia in commento la Cassazione ha confermato la pronuncia della Corte D’Appello che aveva dichiarato inammissibile l’appello proposto in quanto tardivo.

In particolare, ad opinione del giudicante, la sentenza di primo grado era stata correttamente notificata all’avvocato, ai fini del decorso del termine breve per la preposizione dell’appello, presso la cancelleria del Tribunale adito, avendo l’avvocato eletto domicilio presso un comune situato al di fuori del circondario del tribunale adito.

Il giudice d’appello osservava, sul punto da ultimo richiamato, che l’elezione di domicilio nel circondario del tribunale competente era stata fatta solo dalla parte personalmente, e non anche dall’avvocato di questa, a nulla valendo, in senso contrario, la sottoscrizione per autentica fatta dall’avvocato in calce alle firme dei suoi assistiti.

La Corte D’Appello ha dimostrato di sposare totalmente l’orientamento espresso dalla Cassazione nella pronuncia a Sezioni Unite n. 20845/2007.

Successivamente la sentenza di secondo grado è stata poi impugnata con ricorso in Cassazione, la quale l’ha confermata pienamente, ritenendo l’appello tardivo.

La Suprema Corte ha, pertanto, confermato, in linea con il suo più che decennale orientamento giurisprudenziale che assume ormai il valore di vero e proprio precedente vincolante, che l’elezione di domicilio effettuata dalla parte personalmente non si estende anche al difensore per il solo fatto che questo autentichi le firme dei suoi assistiti i quali hanno personalmente eletto domicilio presso un comune del circondario del tribunale adito, con la diretta conseguenza che le comunicazioni e notificazioni indirizzate all’avvocato sono legittimamente eseguite se fatte presso la cancelleria del Tribunale adito.

La Cassazione, inoltre, ritiene di non discostarsi dall’orientamento sopra richiamato nella pronuncia a sezioni unite del 2007 in quanto non sono intervenuti mutamenti nell’ambiente processuale tali da giustificare l’abbandono del precedente giurisprudenziale venutosi a formare e consolidatosi nel tempo.

Cass., Sez. II Civ., 14 maggio 2018, n. 11683

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

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